AZZURRO SBIADITO – Erwin Hoffer e la maledizione del numero 9

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HOFFER NAPOLI – Per molti anni il Napoli ha dovuto gestire l’impatto con una maledizione silenziosa quanto strisciante: quella del numero 9. Nel corso di svariate stagioni antecedenti l’arrivo di Gonzalo Higuain, infatti, la squadra azzurra si è ritrovata ad avere spesso calciatori non proprio esaltanti con la maglia dei bomber per antonomasia. Uno degli esempi più lampanti di questa pericolosa tendenza – che peraltro sembra continuare, anche se in maniera differente, dato che da ormai due stagioni il Napoli non trova più calciatori che vogliano indossare questa prestigiosa casacca – è stato sicuramente Erwin Hoffer, attaccante austriaco che il Napoli acquistò nell’estate del 2009 con l’intenzione di farne un vice Lavezzi che, però, potesse giocare anche al posto di Quagliarella. Tutte le aspettative nei confronti del ragazzo, però, crollarono miseramente dopo poco tempo, con una stagione assolutamente anonima da parte del calciatore in questione.

Hoffer in azione contro l’Espanyol in amichevole

Erwin Hoffer, un austriaco (in)felice

Classe 1987 nato a Baden, Hoffer fu prelevato dagli azzurri dopo un ottimo triennio con la maglia del Rapid Vienna. Nel club austriaco l’attaccante siglò 44 gol in 95 partite, una media di tutto rispetto che lo propose nel mercato estivo del 2009 come un potenziale nome a sorpresa per le grandi d’Europa. Hoffer, conosciuto in patria per il suo cinismo sotto porta e per la discreta velocità che solitamente faceva la differenza, riuscì dunque ad attirare l’attenzione del Napoli, in cerca di riscatto dopo una stagione conclusa senza particolari ambizioni di classifica. De Laurentiis aveva annunciato il colpo, parlando di un giocatore “che assomiglia all’attore Kirk Douglas”: il 22enne fu prelevato per 5 milioni a titolo definitivo e gli venne fatto firmare un contratto quadriennale. Hoffer rappresentava una tipica operazione “alla De Laurentiis”, ovvero un giocatore giovane ma non giovanissimo che possedeva (almeno teoricamente) le qualità per sfondare a Napoli, in attesa – magari – di essere poi rivenduto in seguito con tanto di plusvalenza. Dai giornali più importanti Hoffer fu anche definito “l’anti Lavezzi”, viste le sue caratteristiche tecniche simili – ma non troppo – a quelle del Pocho. Il ragazzo sembrava destinato a diventare uno dei tanti colpi geniali alla Marino (qualcuno ha detto Hamsik e Lavezzi?), un calciatore semi sconosciuto ma in grado di fare la differenza su alti livelli. E, forse in preda all’ottimismo, scelse proprio la maglia numero 9 che fu di grandi campioni. Purtroppo, però, sin da subito Hoffer deluse tutti: già dalle prime partite Donadoni e poi Mazzarri dimostrarono di non credere molto nel calciatore, che in campionato collezionava solo sporadiche presenze di qualche minuto. Lavezzi era ormai diventato un giocatore imprescindibile, mentre il dualismo Quagliarella-Denis toglieva la possibilità all’austriaco di giocare altrove. Così, i numeri della sua stagione furono catastrofici: Hoffer giocò in totale soltanto 11 partite tra campionato e Coppa Italia, siglando una sola rete nella gara di coppa nazionale contro la Salernitana. Per grande parte della stagione – e soprattutto nei momenti determinanti della stessa – l’ex Rapid Vienna risultò essere un vero e proprio fantasma. La scommessa, stavolta, non aveva pagato. E il Napoli, comprensibilmente, fece subito marcia indietro, con il giocatore che cambiò squadra già dall’estate successiva.

Occasione persa

Gli anni successivi non furono felici per il centravanti, ormai bruciato dalla brutta avventura napoletana nonostante la giovane età. Per alcune stagioni fu ceduto in prestito al Kaiserslautern e all’Eintracht Francoforte, prima di venir messo fuori rosa dagli azzurri per poi accasarsi, nel 2013, al Fortuna Dusseldorf a titolo definitivo. Attualmente gioca nel Beerschot Wilrijk, club di seconda divisione belga, con 30 anni sul groppone e un sacco di sogni infranti. Un austriaco infelice che a Napoli ha perso non solo una grande occasione ma, probabilmente, anche la possibilità di avere una carriera su buoni livelli.