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CONI, Malagò: “Linea dura contro gli ultrà: il Napoli ha ragione, ma non fa le regole”

MALAGO RAZZISMO – Fanno ancora discutere i fatti di Milano, ma anche quelli di Roma in occasione della festa dei 119 anni della Lazio in cui ci sono stati terribili scontri. “Contro gli ultrà serve la linea dura”. A sostenerlo è il presidente del Coni, Giovanni Malagò, intervenuto a “Circo Massimo”, su Radio Capital.

Linea dura contro gli ultrà: il Napoli ha ragione, ma non fa le regole

“Gli inglesi – dice Malagò – hanno fatto delle leggi speciali, fanno processi per direttissima, sono stati duri sul profilo della pena, dopodichè la partita si è chiusa. Chiaro che per tutto questo c’è stata una congiuntura favorevole, perchè si è andati in parallelo con la costruzione di nuovi impianti”.  No di Salvini alla chiusura delle curve e alla sospensione delle partite? “Gli ho sentito dire che ognuno deve fare il proprio mestiere, e io mi devo occupare di sport. Non c’è dubbio che chi fa il ministro degli interni ha oneri e onori di prendersi la responsabilità di come gestire queste cose. Se ritiene che questa sia la cosa migliore…”. Il Napoli e il suo allenatore Ancelotti hanno detto che si fermeranno se dovessero esserci nuovi cori razzisti: “Darei ragione al 100% al Napoli e ad Ancelotti, ma non si possono fare le regole loro. Se le regole se le fa una squadra o un allenatore, è finita. Non si può fare”.

Sul ruolo delle società nei rapporti con gli ultras

“La società non deve avere nessun tipo di connivenza, complicità o tolleranza nei confronti di queste persone. E se si scoprisse che questo avviene, le sanzioni devono essere altrettanto, se non più pesanti, di quelle per i tesserati. Tenete presente che tutto questo va inserito in un contesto che rappresenta, a torto o a ragione, un caposaldo della giustizia sportiva, cioè la responsabilità oggettiva. All’atto pratico: di chi è la colpa? Se la colpa è di una singola persona che fa una cosa da matto, si può dire che la società non c’entra; se lo fa tutta la curva è più difficile sostenere che la società non abbia responsabilità oggettiva”