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Zeman: ‘Sarri non è più quello di Napoli! Ancelotti mi ha deluso, mi aspettavo di più…’

L’ex tecnico della Roma ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del Messaggero, focalizzando la sua attenzione sul tecnico della Roma Fonseca e sulle principali pretendenti al titolo in Serie A.

ZEMAN MESSAGGERO INTERVISTA – Dopo l’ultima stagione sulla panchina del Pescara, Zdenek Zeman si trova al momento senza collocazione fissa. L’ex tecnico della Roma ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del Messaggero, focalizzando la sua attenzione sul tecnico della Roma Fonseca e sulle principali pretendenti al titolo in Serie A.

Sarri è già in testa: ha fatto prima del previsto?
“È bravo. Anche se poi alla Juve hanno vinto tutti. Si è adattato ai giocatori. A me piace. Non è però più quello di Napoli”.

Sarri e Conte, con chi sta?
“Sarri, ma di Napoli. Non credo che a Torino, però, rinunci al suo credo. Ci vuole più tempo. Chiede di giocare a un tocco e bisogna quindi imparare il resto. Come muoversi in campo. Da Ancelotti ci si aspettava di più”.

Non conosce Fonseca: ha capito come vuol far giocare la Roma?
“No. Dal vivo sono andato all’Olimpico solo per la gara contro l’Atalanta. Non ho visto il calcio offensivo e aggressivo. Parlare è un conto, poi mettere in pratica sempre un altro. E l’Ucraina, come campionato, non è l’Italia. Lui sta cambiando tanto, anche il sistema di gioco. Quando lo ha fatto Di Francesco, alla fine ha perso il posto”.

Giusto esonerare Giampaolo e Di Francesco?
“No. Ma è sempre così. Le società li scelgono, ma poi non gli danno il tempo di lavorare. Il Milan qualche punto l’ha fatto, la Sampdoria è in una situazione più preoccupante. Ma Eusebio se avesse saputo che questa era la situazione non sarebbe andato. Gli hanno ceduto i migliori e ancora oggi non si sa di chi è la società”.

Quale squadra di serie A è divertente da vedere?
“In Italia nessuna. Inter-Juve è stata una bella partita. Caso isolato. Spero ce ne siano altre. Io guardo il Liverpool. Condivido lo spirito di Klopp. Calcio aggressivo, veloce e di qualità. Loro sì, giocano. Anche lì la partita inizia sullo 0 a 0, ma le squadre vanno in campo per cambiare il risultato. E vincere. In Premier anche le ultime della classifica ci provano. E capita che battano le prime. Qui, se sei inferiore non giochi. A parte il Lecce di Liverani. Vediamo se si salverà”.

La top 11 di Zeman, usando solo i giocatori che ha allenato?
“Lasciamo stare. Come faccio a scegliere come play tra Di Biagio e Verratti?. Ho avuto grandi in ogni ruolo”.

E lo straniero più bravo?
“Stessa risposta: Aldair, Cafu, Boksic e anche altri. Chi prendo?”.

C’è un suo ex giocatore che ha fatto una carriera migliore di quanto si aspettasse?
“Tommasi. Non mi aspettavo che diventasse così forte. Corsa, personalità e intelligenza”.

A 72 anni quale squadra avrebbe voglia di guidare?
“Non i campioni de mondo, ma in un club dove l’allenatore consiglia i giocatori. E a loro insegna. Ora i presidenti fanno la squadra con i procuratori. Quando alla Roma mi mostrarono cinquanta centrali difensivi, in dieci secondi scelsi Marquinhos. E dicono ancora che lo hanno preso loro. Lo misi terzino, come Nesta. Quando sono giovani, di lato fanno meno danni. Ma avete visto quanto è diventato forte Alessandro. Adesso l’altro fa addirittura il mediano in mezzo Ma sa che cosa fare: quando conquista la palla, la appoggia a Verratti”.

Torna sempre ai suoi ragazzi: perché non ricomincia dal settore giovanile?
“A Palermo feci salire sessanta giocatori nel professionismo. Ora ti impongono gli stranieri. Viene privilegiato il business. Io penso sempre alla prima squadra. E alla Nazionale. Con la Lazio diedi otto giocatori a Sacchi. E con la Roma ho sempre avuto tanti azzurri”.