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L’OCCHIO DI FALCO – Umiltà e concretezza, ma senza rinunciare alla qualità: ecco come Gattuso ha trasformato il Napoli

CdS Napoli Juventus

L’OCCHIO DI FALCO NAPOLI GATTUSO – ‘L’occhio di Falco‘ è la rubrica a firma di Andrea Falco che a cadenza settimanale si pone l’intento di spiegare, attraverso semplici numeri e differenti chiavi di lettura che tendono a sfuggire ai più, gli elementi tecnico-tattici centrali nelle ultime uscite degli azzurri.

PIU’ UMILE E CONCRETO, MA SENZA RINUNCIARE ALLA QUALITA’: ECCO COME GATTUSO HA TRASFORMATO IL NAPOLI DOPO LA FIORENTINA

Nell’esperienza al Milan di Gattuso c’erano stati due momenti: quello iniziale, con la ricerca di un calcio che molto emulava quello del Napoli di Sarri seppur con un palleggio più difensivo, e un secondo di maggior raziocinio, quando Gattuso riconobbe l’evidenza di una squadra che aveva troppe difficoltà nella fase di non possesso. A quel tempo Rino cambiò atteggiamento, pur confermando il 433, impostando una squadra che avesse in Bakayoko l’elemento di schermo davanti alla difesa e che giocasse maggiormente in ripartenza a differenza della prima fase in cui il gioco era monopolizzato da Biglia e dalle sue doti di palleggiatore.

Lo stesso più o meno, in molto meno tempo, è già avvenuto a Napoli. Il crollo contro la Fiorentina, ma già altri segnali precedenti come quelli colti per esempio in Napoli-Inter, hanno fatto sorgere una riflessione che il tecnico aveva anche espresso a chiare lettere in conferenza stampa: questa squadra, per una serie di motivi, non era pronta per tornare da subito a un calcio tipicamente sarriano, fatto di costante dominio territoriale e di pressing ultra-offensivo. Così, contro Lazio e Juventus la squadra si è abbassata un po’. Ha saputo essere maggiormente attendista, pur tenendo alta la linea difensiva, giocando molto corta e stretta in fase di non possesso, con Insigne e Callejon allineati ai centrocampisti in un 4-5-1. Addirittura, sul possesso palla della Juve, il Napoli ha giocato in soli 22 metri nella gara di domenica sera. Ovvio che così Hysaj, Manolas e tanti altri, diventino automaticamente marcatori molto più efficaci rispetto a ciò che si potesse vedere nelle praterie concesse dall’assetto ancelottiano. Fondamentale per questa evoluzione il contributo di Demme. 25 i palloni recuperati dal tedesco nelle due partite. Pensate che nei 218 minuti in cui è stato in campo finora l’ex capitano del Lipsia, il Napoli ha subito un solo gol, quello di Vlahovic contro la Fiorentina.

Risultato, è un Napoli che come dimostra la grafica ha accettato di concedere il possesso palla agli avversari (2 minuti e mezzo e 10% in meno di controllo del pallone contro Lazio e Juve rispetto alla media stagionale), tira di meno, ma con più efficacia, centrando la porta nel 47% delle conclusioni contro il 31% stagionale, ha bisogno di meno conclusioni per segnare (converte il 20% dei tentativi, contro il 7% della media in stagione) e recupera, udite udite, 24 palloni di più di media per gara.

Gattuso l’aveva d’altronde promesso: per uscire dalla crisi, serviva un Napoli, all’occorrenza, anche un po’ provinciale. Attenzione però, tutto questo non vuol dire che Gattuso abbia abbandonato i suoi sogni di bel gioco e costruzione dal basso. Ammettere che il Napoli, oggi, sia una squadra leggermente più provinciale, non vuol dire che adesso ci si arrocchi indietro e si scalci la palla in tribuna. Anche nella gara di ieri si è vista, persino nelle situazioni più complicate con la Juve in grande pressione e un preziosissimo risultato di vantaggio da difendere, una ricerca quasi ossessiva della costruzione dal basso. Molto bravi Meret, i difensori e ancora una volta Demme, che non hanno mai sbagliato in uscita.

C’è un altro dato che viene in soccorso di questa analisi e che ci ha colpiti: pur avendo la Juve tenuto per 4 minuti in più il pallone rispetto al Napoli nella gara di domenica sera, gli azzurri hanno completato, a 4 minuti di possesso palla in meno, 30 passaggi in più rispetto alla Juve. Questo palesa la ricerca di uno sviluppo di gioco sempre veloce, sempre a due tocchi, con una frequenza di passaggi maggiore rispetto a quella avuta nella fase di possesso dall’11 di Sarri che, non a caso, a fine partita ha lamentato l’atteggiamento dei suoi giocatori rei di aver spesso toccato, parole sue, anche cinque volte il pallone, prima di scaricarlo a un compagno.

Infine, un’ultima lettura significativa, ce la offre il dato del possesso palla diviso per quarti d’ora. In tutti i singoli intervalli di 15 minuti di Napoli-Juve, i bianconeri hanno avuto più possesso palla rispetto agli azzurri, tranne che in uno, il penultimo, quando il Napoli ha tenuto palla per 4 minuti effettivi contro i 2 della Juventus. Guarda caso, si tratta proprio del quarto d’ora nel quale il Napoli ha sbloccato la partita, dimostrando così di aver riconosciuto il momento favorevole e capitalizzandolo al massimo con il gol del vantaggio. Sintomo di una squadra che ha saputo distinguere i diversi momenti all’interno della stessa partita sapendo giocare sulle due fasi come l’allenatore aveva chiesto.

Difendersi con attenzione e allo stesso tempo giocare un calcio piacevole e propositivo per poi colpire nel momento più propizio? Si può, e Gattuso a Napoli lo sta dimostrando.

di Andrea Falco

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