Napoli

Rino Gattuso: una vita da mediano. Anche in panchina. Parallelismi

Gennaro Gattuso

RINO GATTUSO PANCHINA – Rino Gattuso, per citare la celeberrima canzone di Luciano Ligabue, e la sua vita da mediano. Uno che ha dedicato la sua carriera agonistica al sacrificio fisico, alle botte, ai palloni sporchi e, proprio come cantava il romagnolo, “anni di fatiche e botte e vinci, casomai, i Mondiali”.

Rino Gattuso: il mediano in panchina

Una vita da mediano, dunque, per Rino Gattuso. Ma non solo in campo. Dismessa la casacca da calciatore, ha indossato, con la stessa umiltà, la giacca col logo della squadra cucito, tipica dell’allenatore. Ma non un allenatore spocchioso, di quelli che pretende di insegnare il calcio in giro per gli stadi. Anche in panchina, l’uomo di Corigliano Calabro ha saputo interpretare il ruolo con la stessa umiltà del mediano in campo.
Fatiche e botte sono state sostituite da raucedine e stangate da parte della stampa, dei tifosi e, in qualche caso, anche dai suoi stessi presidenti. Ma lui, con la sua umiltà, ha saputo trarre beneficio da ogni singola partita.

L’esordio sulla panchina azzurra

Si è presentato a Napoli, a dicembre, in punta di piedi. E’ ripartito dalle basi: dalla condizione atletica, dalla corsa e dal fiato, roba non amata dagli snob dai piedi buoni, ma fondamentale per chi vuole giocare un calcio fatto di sacrificio e pallino del gioco.
Ha sbagliato spesso, senza mai, però, avere la presunzione di conoscere la verità assoluta: contro il Parma, al suo esordio, ha schierato Allan vertice basso del suo centrocampo a tre; ma il brasiliano è una mezz’ala – anche se ha il grande dono di saper intercettare praticamente ogni pallone che gli passi vicino – e non è riuscito a dare equilibrio necessario e sufficiente a superare l’avversario che, sulla carta, era inferiore. Il risultato fu uno sciagurato contropiede in pieno recupero che regalò i tre punti al Gialloblù, alla prima di Rino.

La prima trasferta

Testa bassa e pedalare, il motto del calabrese. Dunque, otto giorni dopo, al Mapei Stadium, contro il Sassuolo, riporta Allan alla sua posizione naturale di mezz’ala, e prova il talentuoso Fabian Ruiz come vertice basso del centrocampo: si va sotto, con un primo tempo osceno, ma la ripresa sembra da Napoli di stampo Sarriano. Gli azzurri ribaltano quella partita, ma Gattuso capisce che neanche Fabian è adatto a quel ruolo, così chiede uno sforzo economico alla società.

Il Natale in campo

Le vacanze di Natale 2019 vengono trascorse sul campo, a rifare la preparazione di cui abbiamo parlato prima.
Pronti via, il nuovo anno inizia con una partita di cartello: Rino Gattuso ospita Antonio Conte, nel giorno della Befana, al San Paolo. Da buona squadra del sud, il Napoli, all’Epifania, fa tre regali all’Inter, regalando ai Nerazzurri tre gol: la partita si chiude sul 1-3 per Lukaku&co, con Fabian alla seconda da regista di centrocampo, e per la seconda volta sostituito.

Contro la Lazio si domina, ma…

Cinque giorni dopo, a Roma contro la Lazio, altra sconfitta, questa volta causata da una uscita sciagurata, palla al piede, del portiere Ospina, chiamato a sostituire un troppo poco concentrato Meret. Sconfitta, dunque, immeritata, data la prestazione offerta dai suoi sia dal punto di vista fisico che da quello del gioco. Fabian, ancora centrale, gioca tutti e 90 minuti.

La prima in Coppa Italia

Dalle botte, come già detto, Rino sa rialzarsi sempre, per riprendere la sua corsa a perdifiato, ed è quello che succede al suo Napoli: dopo la Lazio, arriva il Perugia in Coppa Italia, liquidato con un secco 2-0. Ancora Ospina in porta, nonostante l’errore di Roma, ancora Ruiz in mediana con conseguente sostituzione per lo spagnolo. Il tecnico vuole concretezza, equilibrio e geometrie, non leziosità, in quella parte del campo.

Gli errori contro la Fiorentina

Dunque, cinque giorni dopo, al San Paolo contro la Fiorentina, viene gettato nella mischia, a partita in corso, un semi sconosciuto Diego Demme, capitano del Lipsia arrivato per soli 12 milioni di euro. In panchina ci sarebbe anche l’altro rinforzo arrivato dal mercato, lo slovacco Lobotka, ma l’allenatore dei partenopei aveva già capito chi aveva la concretezza tanto ricercata. Ciò che non aveva ben capito, era l’assetto tattico della difesa. Si perde, e male, contro la Viola, che riesce nell’impresa di battere per 2-0 gli Azzurri, nonostante questi avessero concluso la partita con un 67% di possesso palla. Sterile. Manco a dirlo, Demme subentra a Fabian. E’ la svolta.

La conquista della semifinale di Coppa Italia

Tre giorni dopo, in Coppa Italia contro la Lazio, fuori il talentuoso Fabian Ruiz e dentro il concreto e cinico Demme, e difesa ridisegnata rispetto al primo tempo contro la Fiorentina: un successo tattico, nonostante l’espulsione di Hyasj che costringe Rino Gattuso a tirar fuori l’altro neo acquisto, Stanislav Lobotka. 0-1 e passaggio alle semifinali.

Il passaggio di consegne: dal Napoli di Sarri al Napoli di Gattuso

Cinque giorni dopo, al San Paolo, arriva la capolista Juventus guidata dall’ex – rimpianto – Maurizio Sarri, con tutta la sua schiera di campioni: solo in attacco, si menzionano Dybala, Higuain e Cristiano Ronaldo. Ma Rino è un mediano nell’animo, e sa solo come essere più concreto che talentuoso. La partita viene magistralmente interpretata dagli Azzurri, con un Demme sugli scudi, poi sostituito da Lobotka, ed una formazione talmente equilibrata che si può permettere il lusso di giocare di fino sulla catena di sinistra, come nell’era Sarri. Non è un caso, infatti, che i due gol partenopei arrivino da Zielinski, mezz’ala sinistra, e dal capitano Insigne, anche lui, come sempre, schierato sulla sinistra. Il gol di Ronaldo, nei minuti di recupero, è causato da un’incomprensione tra Meret e Di Lorenzo.

La lettura in corso d’opera contro la Samp

La settimana successiva, nel Monday Match contro la Samp al Ferraris, inizio impressionante per gli uomini di Gattuso: dal calcio d’inizio si contano due minuti e trentacinque secondi di possesso palla continuativo, che si chiudono con la rete di Milik per l’1-0. Ma Ranieri, allenatore dei Blucerchiati, si sa, è una vecchia volpe, e si reinventa l’assetto tattico dei suoi, al punto di recuperare il doppio vantaggio partenopeo: 2-2 al minuto 73. Rino non ci sta, così come i suoi ragazzi, che, con un impeto di carattere, segnano due reti dal minuto 83 in poi. La prima delle due, quella del 2-3, manco a farlo di proposito, porta la firma di Demme, subentrato da pochi minuti, perché partito dalla panchina causa influenza. Un altro mediano che sa prendere botte prima di andare a vincere i mondiali.

Gli errori contro il Lecce

Poi, succede l’imponderabile: il Napoli ospita il Lecce, ma risulta poco concreto, sprecando 3 chiare occasioni nella prima mezz’ora, mentre il Lecce, alla prima palla sporca in area, deviata da Ospina, va in vantaggio con Lapadula. Da qui nasce, forse, il più grande errore tattico della gestione Gattuso sulla panchina del Napoli: preso dalla foga di recuperare subito un risultato ingiusto, nel secondo tempo presenta gli azzurri orfani di Lobotka, sostituito da Mertens: il pareggio viene raggiunto nel giro di due minuti, ma il gol guadagnato costa caro agli uomini di De Laurentiis, che, perdendo un uomo a centrocampo, perdono il pallino del gioco, lasciandosi sopraffare dalla corsa del Lecce. 2-3 il risultato finale. Un Gattuso che si è dimostrato troppo frettoloso nel cambio di assetto, e poco lungimirante al momento del pareggio. Tutti si aspettano una nuova crisi del Napoli, ma…

Contro l’Inter, concretezza e compattezza

… Ma tre giorni dopo si va a Milano per sfidare l’Inter capolista in Serie A, nella partita valida per l’andata della semifinale di Coppa Italia. Rino non lascia nulla al caso, così disegna un 4-3-3 che, in fase di non possesso, diventa un 4-5-1, con i due esterni di attacco che si abbassano sulla linea di centrocampo. Non c’è spazio necessario a sfondare per i Nerazzurri, bloccati da un muro di 10 uomini in appena 18 metri. A questa partita a scacchi, l’estroso Fabian Ruiz, rientrante dopo più di due settimane di influenza, ma, stavolta, schierato nel suo ruolo, ovvero la mezz’ala, si tira fuori: lo spagnolo duetta con Elmas e infila un pallone col mancino sotto al sette difeso da Padelli. 0-1 il risultato finale, ed azzurri che dimostrano quanto i giocatori di classe, senza i mediani di rottura ed equilibrio, siano fini a se stessi.

Una vita da mediano

D’altronde, da mediano, Gattuso lo sapeva già. Ha vinto un mondiale beccandosi botte pur di difendere la regina della propria scacchiera, un certo Andrea Pirlo.

La stessa umiltà mostrata nella sua carriera da calciatore, dunque, la sta dimostrando anche da allenatore del Napoli: per ogni errore, il tecnico di Corigliano Calabro è subito pronto a fare un passo indietro ed a cercare una soluzione differente, senza impuntarsi su scelte tattiche e su uomini, dimostrando, così, grande intelligenza ed umiltà. Caratteristiche proprie di uno dei più grandi mediani della storia del calcio: Gennaro Ivan Gattuso.

Luca Cerchione

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