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Ministro Spadafora: “Legge combattuta da chi pensa solo alla poltrona”

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Sono i giorni più difficili dell’avventura da ministro dello Sport. Piovono accuse sulla “sua” legge delega. Ma Vincenzo Spadafora è convinto: “Ce la faremo rispettando i tempi”. L’intervista esclusiva a La Gazzetta dello sport.

Ministro Spadafora: “Legge combattuta da chi pensa solo alla poltrona”

Accerchiata, assediata, abortita. La sua legge ha raccolto aggettivi poco entusiasmanti.

Assediata da chi teme di perdere potere, accerchiata da chi pensa alla propria poltrona. Invece che agli aggettivi, penso ad un avverbio: finalmente. Finalmente stiamo per dare al mondo dello sport una governance chiara, finalmente si cambia un sistema fermo da decenni, finalmente verranno previsti per i lavoratori tutele e garanzie.

Chiariamo: lei avrebbe voluto restituire la delega dello sport e il premier Conte ha detto no?

Sembrava essersi creata una frattura con alcuni parlamentari del Movimento ma, affrontando coi colleghi il merito delle questioni, abbiamo superato facilmente le divergenze. Del resto io sono qui per difendere il mondo dello Sport, non la mia carica.

Quindi alla nostra domanda il suo è un sì?

Sì.

Dopo i suoi colleghi del Movimento 5 Stelle, il consiglio nazionale del Coni. Si aspettava una ribellione così diffusa? Il presidente dei medici sportivi, Maurizio Casasco, ha parlato di violazione della democrazia.

Mi è sembrata una reazione davvero scomposta: Casasco è sempre stato prodigo di complimenti, sia in privato sia in pubblico. Credo il trauma sia dovuto alla consapevolezza che dopo 12 anni sia giusto passare la mano a una nuova generazione. Figuriamoci dopo 27 anni! Il ragionamento è semplice: si può essere consiglieri comunali a vita, ma Sindaco solo per due mandati. Lo stesso vale per i presidenti di Regione, perché non dovrebbe valere per le Federazioni? È l’ultima casta intoccabile del Paese?.

Per lei i molti probabili candidati unici sono un segno di efficienza del sistema o un limite al ricambio?

Le sembra democratico un sistema così bloccato? La candidatura unica è quasi un’autodenuncia, e credo che occorra riflettere anche sulle norme che limitano le candidature. Sembra che se ci fosse finalmente un po’ di ricambio, se si lasciasse spazio a una nuova generazione che sta in panchina da decenni, lo sport rischierebbe di crollare. Possibile che dopo venti o trent’anni presidenti che hanno ottenuto ottimi risultati, e che per questo vanno ringraziati, non siano stati in grado di formare i propri successori? Dopo di loro solo il diluvio?.

Ma non è una contraddizione per voi 5 Stelle parlare di incompatibilità e poi entrare nel consiglio della Federtennis con la sindaca Appendino?

La sindaca Appendino non si candida alla presidenza della Federazione, le incompatibilità restano ma valgono per i presidenti.

Parliamo della norma sul massimo dei tre mandati. È sembrato che la norma sui presidenti fosse lì solo a mo’ di sfoggio muscolare, un passaggio inutile visto che la legge non può essere retroattiva.

La prova muscolare, anzi, furbetta, è di chi convoca le elezioni prima che la legge entri in vigore per evitare la fine del proprio lungo regno.

E della possibile sanzione Cio per non aver rispettato i tempi per la correzione della legge delega che cosa dice?

A parte che onoreremo gli impegni presi, a lei sembra credibile che all’Italia venga tolta la bandiera, come è successo in passato solo in pochissimi casi e in situazioni estreme? A me, onestamente, no.

Qual è il cuore della riforma?

Governance chiara, ruolo centrale di Sport e Salute e soprattutto i lavoratori, come hanno ricordato i sindacati. Durante questo lockdown è emersa l’esistenza di lavoratori senza tutele: è inaccettabile. Riconosceremo loro ciò che gli è stato finora negato, e mi stupisce che qualcuno possa essere contrario senza arrossire.

Ma anche sul lavoro c’è tanto scetticismo. Le federazioni dicono: il peso della regolarizzazione rischia di ricadere solo sul mondo dello sport. Lo Stato non deve metterci più soldi almeno all’inizio? Tipo: i primi due anni li paghiamo noi.

L’investimento sullo sport di quest’anno supera il miliardo di euro, il più grande mai fatto. Il Governo farà la sua parte come accaduto finora, anche con un sostegno economico dove necessario. È stata prevista una contribuzione vantaggiosa, ma la pensione va garantita a tutti.

E sul vincolo sportivo? Non rischia di penalizzare la piccola società che alleva un campione per poi farselo portar via?

Nella norma si prevede il giusto riconoscimento economico per chi ha formato gli atleti, con parametri decisi dalle Federazioni. Ma le ragazze e i ragazzi devono poter scegliere.

L’altro tema è il…mostro a tre teste. Con la nascita del dipartimento sport del Ministero, il ruolo di Sport e Salute non rischia di diventare inutile? E il nuovo sistema non è una statalizzazione dello sport?

Abbiamo trovato un giusto equilibrio tra i diversi attori, ciascuno col proprio compito specifico e senza eccessive concentrazioni di potere, pensato per durare decenni e indipendentemente da chi saranno i vertici. Il Governo e il Dipartimento sono responsabili degli indirizzi politici e individuano gli obiettivi da raggiungere, Sport e Salute ne è il braccio operativo con la più ampia autonomia funzionale per promuovere sport di base per tutti,mentre il Coni curerà esclusivamente lo sport di alto livello e olimpico.

Non crede che le federazioni con il suo testo siano meno autonome? Si sono moltiplicati i controlli e poi c’è quell'”inizialmente” che preoccupa sui 280 milioni per gli organismi sportivi…

Evviva i controlli, finalmente: chi ha ben operato per il bene della collettività e dello sport, non avrà nulla da temere. Però i fondi li dà lo Stato, ed è giusto che possa verificarne l’utilizzo. Detto questo, le federazioni sono e saranno autonome e confermo che sarà impossibile scendere sotto la soglia dei 280 milioni.

Da dove ripartirà la trattativa che si annuncia molto complicata?

Il dialogo e il confronto non si è mai interrotto: siamo una maggioranza larga, dove coesistono diverse sensibilità. Arriveremo presto a una sintesi, nessuno ha intenzione di far scadere la delega.

Sempre nel comunicato finale del consiglio nazionale del Coni in uno dei punti si allude chiaramente alla proprietà dello stadio Olimpico, rivendicata dal Coni.

Col Coni si è cercata una separazione di beni rigorosa e consensuale, penso sia la strada giusta e spero si prosegua su questa, anche perché non vedo alcun margine sul tema.

Ministro, questi giorni le hanno fatto perdere la voglia? Si dice che nel rimpasto possa andare altrove.

Al contrario: la mia reazione è stata dettata dall’impegno e dalla passione che metto nel mio compito attuale. Sento una grande responsabilità nei confronti dei lavoratori e dei ragazzi cui abbiamo promesso strutture nelle loro periferie, e per me conta solo questo.

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