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Caso Suarez, il ministro De Micheli sbugiarda Paratici davanti ai pm: “Mi chiese di accelerare la pratica”

Paratici juventus

Un aiuto per cercare di ottenere un passaporto comunitario in tempi ristretti e poter così tesserare Luis Suarez con la Juventus. È questo il contenuto della prima telefonata avvenuta tra il dirigente bianconero, Fabio Paratici, e la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, amica d’infanzia e concittadina dello stesso Paratici, che ha innescato la catena di chiamate fra funzionari del governo che si sono adoperati per permettere al club di Torino, senza riuscirci, di concludere l’acquisto dell’attaccante uruguaiano del Barcellona (oggi all’Atletico Madrid) facendogli ottenere la cittadinanza italiana.

Caso Suarez, il ministro De Micheli sbugiarda Paratici davanti ai pm: “Mi chiese di accelerare la pratica”

“Escludo di aver avuto contatti con il Ministero dell’Interno o con altri Ministeri. La mia partecipazione sulla vicenda si limita ad aver dato mandato all’avvocato Chiappero come già riferito”, affermò Paratici l’11 novembre scorso. Ma due giorni dopo, il 13 novembre 2020, il ministro dei Trasporti in udienza ha riferito: “Ricordo che durante il calcio mercato fui contattata da Fabio Paratici. Premetto che, essendo piacentino e quasi mio coetaneo, è mio amico di infanzia e quindi abbiamo frequenti contatti. Mi contattò, mi pare il 3 settembre 2020, forse nel corso della mattinata. Mi disse che la Juve sta comprando Suarez e che l’accordo era quasi fatto. Paratici mi spiegò che non aveva il passaporto italiano, non si erano accorti che non aveva il passaporto comunitario, cosa che era emersa a trattativa quasi conclusa e che quindi il requisito della cittadinanza era indispensabile per il buon fine dell’operazione. Paratici mi disse che anche che Suarez aveva già presentato domanda al Consolato italiano di Barcellona per l’ottenimento della cittadinanza ma che la domanda non si era completata e che era necessario verificare se si potesse in qualche modo completare l’iter, chiedendomi a tale fine un supporto. Io risposi che, non avendo competenza, avrei contattato il capo di gabinetto del Ministero dell’Interno, cosa che feci subito”. Parole che sono costate al dirigente bianconero anche l’accusa di false dichiarazioni al pm.

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