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Coronavirus, variante inglese, Clementi: “Non è la più letale, ci sono più morti perché contagia di più”

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“Al momento in Italia le varianti sudafricana e brasiliana sono state rilevate tra alcuni viaggiatori, ma non hanno una circolazione significativa. Ce l’ha, invece, soprattutto in alcune zone del nostro Paese, quella inglese. Questa è probabilmente la causa di un aumento di casi che si sta registrando in questi giorni e di conseguenza di un maggior numero di ricoveri”, dichiara al portale della rosea Gazzetta Active il professor Massimo Clementi, Ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Coronavirus, variante inglese, Clementi: “Non è la più letale, ci sono più morti perché contagia di più”

“La variante inglese non è più patogena. Come non è vero che infetti di più i bambini, è stato fatto uno studio in Inghilterra che ha portato a queste conclusioni: è chiaro però che aumentando i contagi possono aumentare anche i casi che richiedono una ospedalizzazione e, di conseguenza, anche i decessi tra le fasce di popolazione più a rischio, ovvero coloro che dovrebbero essere vaccinati per primi. I vaccini coprono le varianti? Quelli di Pfizer e Moderna coprono nei confronti di tutte e tre le varianti, il vaccino di AstraZeneca copre bene nei confronti della variante inglese, mentre c’è qualche dubbio con la variante sudafricana. Ma la strada per fermare l’epidemia è questa. Questa epidemia in Europa è iniziata proprio con una variante. Il virus originario che si era diffuso a Wuhan, in Cina, nel dicembre del 2019 è infatti mutato mentre arrivava in Occidente. Le varianti si formano in continuazione, perché questi sono virus portati al cambiamento. La grande maggioranza di queste varianti, il 99%, viene persa perché non conferisce al virus alcun vantaggio, e quindi il virus non fissa quella mutazione nella propria popolazione. Quando, invece, arriva una mutazione che dà un vantaggio al virus, o perché – come nel caso della variante inglese – gli permette di replicare di più, oppure perché resiste ad una terapia – come succede in altre infezioni virali – o ancora perché sfugge agli anticorpi, allora questa mutazione diventa dominante. La variante inglese non è più patogena ma si trasmette più facilmente rispetto al virus originale. Ma in generale il virus si adatta, seppure lentamente. Questo adattamento può richiedere anche molto tempo, ma si va verso un virus che è sempre più adattato all’uomo. In questo caso si è sviluppata una variante che è più capace di infettare, ma solo questo”, conclude.

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