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Raiola: “Napoletano? Mi sento cittadino del mondo. Non ho capito le proteste dei tifosi sulla Superlega”

Mino Raiola

Il noto procuratore Mino Raiola ha concesso una lunga intervista al quotidiano spagnolo As. Nella quale ha parlato del futuro dell’asso norvegese Haaland, suo assistito, ma anche di molte altre questioni, relative al mercato e al futuro del mondo del calcio.

Raiola: “Napoletano? Mi sento cittadino del mondo. Non ho capito le proteste dei tifosi sulla Superlega”

Superlega? Gli organizzatori volevano fare a meno della Champions League per giocarci. Ed è un errore. La parola chiave qui è anche. La Ferrari può andare con una macchina in Formula 1 e con un’altra a LeMans. Perché il Madrid non può giocare in Champions League e in Super League? Sarebbe l’esperimento più meraviglioso nel mondo del calcio. Organizza due tornei, Champions e Super League. E lascia che sia il grande pubblico a decidere quale preferisce. Se possedessi un club, vorrei che la mia squadra giocasse in Super League e anche in Champions League… E ovviamente nei campionati nazionali. Per i calciatori sarebbe un bene, e anche per i tifosi. La competizione costringerebbe gli organizzatori a realizzare tornei davvero attraenti. Non come oggi, se qualcuno vuole guardare il calcio ai massimi livelli, ha la Champions League… e basta. Ho guardato con incredulità le proteste per le strade della gente. Erano proteste contro qualcosa che non era stato ancora spiegato. Hanno protestato contro la sensazione di una competizione chiusa. Ma la Superlega non dovrebbe essere un obbligo, eh? Se la odi, non acquistare i diritti o non pagare per vederla. Se vuoi vederla… vai avanti. Ma la chiave è la parola anche. Sono la stessa Champions League e il Fair Play Finanziario ad aver creato le differenze tra grandi e piccoli club. Il motivo è semplice. Nel caso della Spagna, sono quasi sempre le stesse sei squadre che entrano nelle competizioni europee: Real Madrid, Atlético, Barcellona, ​​Siviglia, Villarreal, Valencia… beh, sono quelle che condividono sempre il poco più di uno cento milioni che offrono ogni anno Champions ed Europa League. E il divario con gli altri sta diventando sempre più grande. Troppo potere agli agenti? Il compito di un agente è proteggere il più possibile gli interessi dei calciatori. E quello dei direttori sportivi difende gli interessi delle società. È come comprare una Rolls Royce e non pagare un autista. Oppure comprare un aereo e non assumere un pilota. È totalmente folle. Facciamo anche noi parte del calcio. Ovviamente non sono mai andato a una trattativa con una pistola sul tavolo. Se esistiamo è perché i giocatori hanno bisogno di noi e anche i club hanno bisogno di noi.” Su Haaland. Ad oggi, l’unica cosa certa è che il Borussia Dortmund ci ha comunicato in maniera molto seria che non vogliono venderlo. Vedremo se questo desiderio resisterà fino al primo settembre… Loro hanno una posizione, io un’altra: se ci sono le condizioni che soddisfino tutte le parti, bisogna prenderla in considerazione. Clausole per liberarsi dal Dortmund? Coi miei assistiti esiste un patto molto chiaro: se il giocatore si fida di me, tutto quello che gli succede nella vita finisce sotto terra insieme a me. Se mi sento napoletano? Mi sento più un cittadino del mondo, sono andato via troppo piccolo… Ho avuto un’infanzia fantastica. I miei genitori hanno lavorato sodo, sono dovuti emigrare per dare ai loro figli un futuro migliore, come tanti, e sono andati ad Amsterdam. I miei due fratelli erano già nati in Olanda, ma erano nove nella famiglia di mia madre, quindi ho 47 cugini e cugini, e questo sembra più lo stereotipo napoletano che vediamo in TV. Dormire insieme, in piccole stanze…”.

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