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Campania, l’urlo disperato dei sindaci della Terra dei Fuochi a Draghi: “Diventi priorità nazionale”

La Terra dei Fuochi continua a bruciare. Quel lembo di Campania tra l’alto napoletano e il basso casertano, dove quasi ogni famiglia ha in carico sulle spalle una croce pesante, un fardello fragoroso: il tumore di un proprio caro. E c’è un urlo disperato dei primi cittadini di queste zone, spesso dimenticate…

Campania, l’urlo disperato dei sindaci della Terra dei Fuochi a Draghi: “Diventi priorità nazionale”

Il Covid sembra aver preso ogni pagina della sezione Cronache nazionali. Ma da qualche decennio, il dramma, da queste parti, si respira pesantemente. Hanno apprezzato la visita del premier Mario Draghi al carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), dove il 6 aprile 2020 i detenuti vennero picchiati da poliziotti della penitenziaria, ma allo stesso presidente del Consiglio chiedono di avere la medesima attenzione, elevandolo a “priorità nazionale”, per un problema grave, quello dei roghi di rifiuti, che esiste da anni e che impatta negativamente su tutta la cittadinanza del Casertano. Sono i 17 sindaci del comprensorio Agro-Aversano, che da oltre un anno, con l’esplodere della pandemia, sono riuniti in un coordinamento guidato da Alfonso Golia, sindaco del comune più importante e popoloso della zona, Aversa. In una breve lettera inviata alla pec della Presidenza del Consiglio, Golia – riporta l’Ansa -, a nome anche degli altri sedici sindaci, parte dalle parole pronunciate da Draghi qualche giorno fa al carcere casertano, “non c’è giustizia dove c’è abuso”, per estenderne la portata. “Ci scusi se ci permettiamo di parafrasarle – scrive Golia – ma sentiamo il dovere di dirle che non c’è giustizia dove non c’è sicurezza. I nostri territori da decenni sono afflitti da una cronica carenza di personale delle forze dell’ordine che compromette il controllo del territorio. Sappia che senza controllo continuano a dilagare i roghi tossici che rendono l’aria irrespirabile e ci costringono, nonostante il caldo torrido, a barricarci in casa, chiudere balconi e finestre per non esporci alle diossine. Caro presidente, le chiediamo di far diventare i roghi tossici un’emergenza nazionale, una priorità del suo Governo affinché si riesca laddove tanti suoi predecessori hanno fallito: dare a questa terra speranza e futuro” conclude la lettera di Alfonso Golia.

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