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(FOCUS) Il Napoli perde più che un capitano, Insigne è simbolo e parte della storia azzurra

Insigne

“Accussi’ te ne vaie e nun t’emporta niente chiu ‘e me”, recita così uno dei più celebri brani del maestro Nino D’Angelo. Ma per Insigne è vero che andrà presto via, falso pensare che capitan Lorenzo possa voltare le spalle alla sua città. L’ha dimostrato ieri sera, sul palco del Palapartenope di Napoli, ospite del rapper e amico Rocco Hunt: “Come ben sapete manca poco, ma con il cuore starò sempre qui con voi. Forza Napoli”.

(FOCUS) Il Napoli perde più che un capitano, Insigne è simbolo e parte della storia azzurra

“La storia però non si cancella e quanto vuoi bene a questa città i ragazzi lo sanno”. Questa è stata la risposta del cantante salernitano, condita dagli applausi e cori dei presenti, gli stessi che domenica pomeriggio accompagneranno Insigne all’ultima uscita dallo stadio Maradona come calciatore e capitano del Napoli. Pronta la valigia per Toronto, non senza rimpianti, perché di certo per un napoletano con la fascia la massima aspirazione è quella di portare la città partenopea sul tetto d’Italia.

Stava quasi per riuscirci nel 2018, quando la meravigliosa squadra guidata da Maurizio Sarri stava per compiere l’impresa più sorprendente negli anni di massimo splendore della Juventus. Ma a pochi giorni dalla fine sappiamo cosa successe: i sogni di Insigne, dei compagni e di tutta Napoli si spensero al triplice fischio di una partita di cui si parla ancora oggi. Ma lì Lorenzo aveva un po’ di anni davanti a sé, con l’arrivo di Ancelotti – uno degli allenatori più vincenti di sempre – poteva sembrare vicina la strada della vittoria, che invece si trasformò in tutt’altro: delusione, ammutinamento ed esonero. Dopo la partentesi Gattuso, che ha condotto il Napoli a vincere un’altra Coppa Italia proprio contro la Juve dell’ex Sarri, è arrivato Spalletti. La rinascita e la speranza, il sogno, di poter ancora una volta giocarsi quel titolo.

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Ancora più deludente è stata, forse, la disfatta di quest’anno: davanti non c’era più la temibile Signora e per Insigne la possibilità di conquistare quel titolo aveva una data di scadenza. Quale? Quella decisa a gennaio dopo il mancato accordo di rinnovo con De Laurentiis: giugno 2022, un biglietto di sola andata, destinazione Toronto. Poi il patron azzurro – solo di recente – ha lasciato una piccola porta aperta per il futuro: “Se non si trova bene in Canada sa che può tornare e lo accoglieremo con un abbraccio”.

Grafica di Andrea Falco

Domenica sarà l’ultima partita al Maradona per lui, davanti al suo pubblico: quello che l’ha sostenuto, bacchettato senza riguardo, ma che in fondo è stato testimone della crescita di quel giovane venditore ambulante che sognava di giocare nel tempio di D10s. E ci è riuscito: 431 presenze in Serie A, 73 in Uefa, 121 gol (secondo solo a Mertens) di cui 18 in Europa e infine 95 assist serviti. E poi due Coppe Italia e una Supercoppa, senza dimenticare di essere uno dei tre partenopei che ha portato l’Italia sul tetto d’Europa.

Andrà via Lorenzo Insigne lasciando un grande vuoto su quella corsia sinistra, difficile da colmare per tecnica ed esperienza soprattutto. Ma non bisogna dimenticare che il Napoli perderà anche uno dei simboli di questa città, un calciatore che ha lasciato comunque un gran segno (non solo) nella storia recente del club. Non è un caso se per Napoli-Genoa si prospetta il pienone: l’ultimo saluto del pubblico azzurro al Signor tiraggiro.

Serena Grande

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