Il trasferimento del Napoli in un nuovo centro sportivo non è più un obiettivo a breve termine. Secondo quanto riportato da Repubblica, l’ipotesi di lasciare Castel Volturno è stata ufficialmente rinviata: “è stato infatti congelato fino al 2027 lo sfratto degli azzurri, in attesa che inizi l’iter per il nuovo centro sportivo”.
Napoli, il nuovo centro sportivo slitta ancora: permanenza a Castel Volturno confermata fino al 2027
Una decisione che sposta in avanti di almeno tre anni l’avvio operativo del progetto della futura “Casa del Napoli”, rimandando di fatto ogni cambiamento logistico e organizzativo per la squadra.
Gli allenamenti riprendono senza novità tecniche, ma cambia lo scenario infrastrutturale
Alla ripresa delle attività a Castel Volturno non sono emerse novità significative sul lavoro del gruppo o su indicazioni di Conte. La vera notizia riguarda invece la strategia societaria: il club ha scelto di prorogare l’accordo per l’utilizzo dell’attuale Training Center, smentendo la possibilità di un trasferimento imminente che era stato ipotizzato nei mesi scorsi.
“Novità invece proprio sul futuro del Training Center: è stato infatti congelato fino al 2027 lo sfratto degli azzurri”, riporta Repubblica, sottolineando come l’intero iter per la realizzazione del futuro centro sportivo sia ben lontano dalla fase operativa.
Vincoli paesaggistici e burocrazia: i motivi del rallentamento
Il nodo centrale non è di natura sportiva, ma urbanistica e culturale. I 240mila metri quadrati individuati a Succivo, in provincia di Caserta, presentano un significativo vincolo paesaggistico legato alla presenza del Casale di Teverolaccio, un complesso storico-monumentale protetto dal Ministero della Cultura dal 1993 e circondato da un’area agricola soggetta a vincolo indiretto dal 2007.
La Soprintendenza ha stabilito regole stringenti:
divieto di costruzione entro 100 metri dalla torre aragonese;
altezza massima delle nuove strutture fissata a 4,50 metri;
obbligo di mantenere la tutela visiva, ambientale e storica dell’intero contesto;
necessità di ottenere un parere preventivo per qualsiasi intervento edilizio.
Non si tratta dunque di una semplice questione di tempi tecnici, ma di un percorso amministrativo complesso, che richiede equilibrio tra sviluppo infrastrutturale e tutela del patrimonio culturale.
Il ruolo della politica locale: cosa servirebbe per far partire il progetto
Il sindaco di Succivo, Salvatore Papa, ha confermato che l’area individuata è attualmente classificata come zona agricola e che ogni intervento richiederebbe una variante urbanistica al PUC, oltre a una conferenza di servizi tra Comune, Regione Campania e Soprintendenza. Un iter che, realisticamente, può durare mesi se non anni.
Repubblica sottolinea anche un aspetto rilevante: il Casale di Teverolaccio non è soltanto un vincolo amministrativo, ma un simbolo identitario del territorio. La Soprintendenza ha già espresso parere favorevole alla riqualificazione dell’area, ma ogni passo dovrà aderire rigidamente alle prescrizioni paesaggistiche.
De Laurentiis e il nodo delle norme: “Servono leggi che superino i lacci burocratici”
Il quadro attuale riprende indirettamente le parole pronunciate recentemente da Aurelio De Laurentiis in un’intervista a “7”, il magazine del Corriere della Sera. Il presidente aveva sottolineato la necessità di “leggi che semplifichino i processi legati agli stadi e alle infrastrutture sportive”, includendo proprio le Soprintendenze tra gli enti che rallentano i progetti.
Un riferimento tutt’altro che generico, che oggi appare perfettamente in linea con la situazione di Succivo.



