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Interviste Napoli OF

Matuzalém si racconta: Napoli, Guardiola e Lotito, tra aneddoti incredibili e una carriera vissuta senza filtri

Francelino Matuzalem

L’ex regista: “Walter Novellino un angelo custode. L’entrata su Brocchi? Tutto risolto, Baronio parlò a vanvera. Lotito un grande: mi chiamò alle 21 per firmare, uscii alle 3”

Matuzalém si racconta: Napoli, Guardiola e Lotito, tra aneddoti incredibili e una carriera vissuta senza filtri

Francelino Matuzalém torna a parlare e lo fa con la sincerità ruvida che ha sempre contraddistinto il suo modo di stare in campo. L’ex centrocampista brasiliano, oggi 45 anni, vive a Monterosi, alle porte di Roma, insieme alla compagna e ai cinque figli. Alla Gazzetta dello Sport ha ripercorso i momenti più emblematici della sua carriera, regalando retroscena che intrecciano calcio, istinto e vita vera.

L’arrivo in Europa e l’equivoco Napoli-Juve

Il viaggio europeo di Matuzalém inizia nell’estate del 1999, con una tappa che segnerà per sempre il suo rapporto con l’Italia: Napoli. A scovarlo è Filippo Fusco, colpito dalle sue prestazioni al Mondiale Under 20 con il Brasile. In quella selezione c’era anche Ronaldinho, già capace di palleggiare con qualsiasi cosa.

“Ero giovanissimo, avevo 19 anni. Dopo un paio di partite chiesi quando avremmo giocato contro Juve e Milan. Mi risposero ‘magari l’anno prossimo’. Eravamo in Serie B e io non lo sapevo nemmeno”. Un aneddoto che racconta tutta l’ingenuità di un ragazzo catapultato in un mondo nuovo, lontano anni luce dal Brasile.

L’impatto con l’Italia e il ruolo di Novellino

L’adattamento non fu semplice. “Per un mese mangiai solo pizza e Coca Cola. Vivevo da solo, non sapevo cucinare e nemmeno fare una lavatrice senza distruggere tutto”. A salvarlo, però, fu Walter Novellino, una figura chiave nella sua formazione italiana.

“Era il mio angelo custode. Se non mi presentavo all’allenamento veniva a prendermi a casa: ‘Brasiliano, c’è l’allenamento’. Ha tirato fuori il regista che avevo dentro”. A Napoli, nonostante le difficoltà e la retrocessione arrivata dopo la promozione, Matuzalém conserva un ricordo luminoso: “Sono stato da Dio”.

Risse, prigione e una carriera senza maschere

Matuzalém non ha mai nascosto il suo lato istintivo, a volte eccessivo. Alla domanda su un celebre episodio extracampo, conferma senza esitazioni: “Sì, finii in prigione per una rissa con dei tifosi. Walter venne davvero a prendermi”. Un carattere rimasto invariato nel tempo, come lui stesso ammette: “Sono rimasto lo stesso, dal Brasile alla Serie D, dove ho smesso nel 2018. Anche a Monterosi presi tre mesi di squalifica”.

Guardiola, Brescia e un calcio che non c’è più

Tra i ricordi più affettuosi c’è quello legato a Pep Guardiola, compagno di squadra ai tempi del Brescia. “Nel 2003 giocavamo insieme. Lui mi diceva: ‘Matu, è un piacere vederti giocare’. Amava il mio stile da strada”. Poi la battuta diventata celebre: “Una volta disse che mi avrebbe portato a Barcellona per fargli da guardia del corpo”.

Matuzalém non ha dubbi sul valore di quel gruppo: “Quel Brescia oggi giocherebbe la Champions League”. E su Carlo Mazzone il giudizio è netto: “È stato un padre”.

Lotito, la Lazio e quella firma interminabile

Altro capitolo fondamentale della sua carriera è la Lazio. Il racconto dell’arrivo a Formello è surreale: “Entrai alle 21 per firmare il contratto, uscii alle tre di notte. Lotito si addormentava”. Un episodio che non intacca il rispetto: “Un grande”.

Matuzalém si assume anche le proprie responsabilità: “Quando mi mise fuori rosa fu colpa mia, rientrai tardi dalle vacanze”. Nonostante tutto, il legame resta forte: “La Lazio è stata un pezzo della mia vita”. E i tifosi, ancora oggi, lo ricordano per un gol entrato nella storia: “Quello decisivo in Supercoppa contro l’Inter nel 2009, di naso. Il più brutto di tutti”.

Una carriera vera, senza compromessi

Dalle incomprensioni iniziali a Napoli alla stima di Guardiola, dalle notti infinite con Lotito alle scivolate da regista operaio, Matuzalém ha vissuto il calcio senza filtri. Un percorso fatto di talento, eccessi e umanità, che oggi racconta con il sorriso di chi sa di non aver mai recitato una parte.