Se la classifica ha ormai delineato una corsa a tre per il tricolore – con Inter, Milan e Napoli in fuga e la coppia Roma-Juve costretta a rincorrere da lontano – la vera partita, come evidenzia l’edizione odierna de La Repubblica, si gioca anche davanti ai microfoni. Perché oggi allenare non basta più: a Coverciano si studia scienze della comunicazione e la “guerra delle parole” è diventata decisiva quanto la tattica.
Scudetto a tre stili: Conte gioca “di pancia”, Chivu ci mette il cuore, Marotta scende in campo contro l’ex Antonio
In questo scenario, Antonio Conte indossa l’elmetto. Il tecnico azzurro sceglie la via dello scontro frontale e conflittuale. Per lui la comunicazione è un’arma per proteggere la squadra e spostare la pressione altrove: sulla società e sugli avversari. Che sia istinto o strategia raffinata, Conte vive la panchina con una postura militare, giocando, come sottolineato dalla testa, “con la pancia”. Dall’altra parte della barricata c’è la “sottrazione” di Massimiliano Allegri. Il mister bianconero usa l’ironia come cuscinetto e strumento di potere. La sua è un’ambiguità controllata: scherza, confonde, non dice mai tutto. Gioca “con la testa”, predicando la semplicità del gesto tecnico dei campioni in un calcio che però è sempre più complesso.
E poi c’è la novità, l’incognita che guida la capolista: Cristian Chivu. Lontanissimo dai veleni e dalla tossicità, il tecnico dell’Inter sembra aver abbandonato i toni duri dell’estate (“bisogna mangiare merda”) per abbracciare uno stile disarmato. Chiede fiducia più che consenso, parla con il cuore. Una mitezza che potrebbe sembrare debolezza, se non fosse che alle sue spalle si muove l’ombra gigante di Beppe Marotta. È il dirigente a scendere nell’arena mediatica per colmare il vuoto di conflitto lasciato dal suo allenatore, ingaggiando duelli a distanza con l’ex amico Conte.
Andrea Alati



