Dalla Serie D alla Champions League, dai campi di provincia alle notti europee del San Paolo. Salvatore Aronica ripercorre la sua carriera con sincerità e orgoglio, offrendo uno spaccato autentico di uno dei cicli più intensi della storia recente del Napoli.
Aronica si racconta senza filtri: “A Napoli notti leggendarie con Lavezzi e Mazzarri. E quello schiaffo di Ibrahimovic…”
Oggi allena il Trapani in Serie C, ma la mentalità è rimasta la stessa di quando marcava i più grandi attaccanti d’Europa, riporta la Gazzetta dello sport.
“In una sera sono passato dai dilettanti alle sfide contro la Juventus. Non avevo paura di nessuno”, racconta l’ex difensore azzurro.
Da Bagheria alla Champions: una carriera contro ogni pronostico
Aronica parte dalla Serie D con il Bagheria, poi la lunga gavetta e infine l’approdo al grande calcio. In maglia Napoli colleziona 141 presenze in cinque stagioni, diventando uno dei simboli della rinascita azzurra sotto la gestione Mazzarri.
“Ho marcato Aguero, Drogba, Mario Gomez. In campo non mi tiravo mai indietro”, spiega. “Nel 2012 battere il Chelsea 3-1 al San Paolo fu un’impresa storica. Al ritorno a Stamford Bridge andò diversamente, ma resta una notte indimenticabile”.
Il muro difensivo di Mazzarri
La solidità del Napoli di quegli anni aveva un volto preciso: “Io, Paolo Cannavaro e Campagnaro. La linea non cambiava mai. Ci facevamo rispettare e affrontarci non era semplice per nessuno”.
Un sistema rodato, aggressivo, costruito su compattezza e sacrificio. Un marchio di fabbrica che ha riportato il Napoli in Champions League dopo 21 anni, un traguardo che Aronica considera l’apice della sua carriera.
Ibrahimovic e quello schiaffo diventato leggenda
Tra gli avversari più iconici, impossibile non citare Zlatan Ibrahimovic. “Per fermarlo dovevi innervosirlo. Io ci provavo in tutti i modi: spinte, provocazioni, qualche parola di troppo”. Poi l’episodio famoso: “Mi diede uno schiaffone. Io non reagii. Negli spogliatoi fui io a chiedergli scusa. Anche perché litigare con Ibra non conveniva… mi avrebbe steso subito”.
Zlatan fu squalificato per tre giornate e il Napoli riuscì a strappare un pareggio pesante. “Alla fine avevo raggiunto l’obiettivo”, ammette Aronica con un sorriso.
Le serate a Napoli con Lavezzi (e Mazzarri)
Il Napoli non era solo campo e tattica. Era anche gruppo, convivialità, leggerezza. “Organizzavamo spesso cene e serate tutti insieme. Ricordo Halloween, le feste per la Champions. Lavezzi era incontenibile anche fuori dal campo. E sì, veniva anche Mazzarri. Si divertiva con noi”.
Un clima che ha fatto la differenza, cementando uno spogliatoio con Cavani e Lavezzi davanti e una difesa pronta alla battaglia dietro.
Drogba, l’avversario più difficile
Se Ibrahimovic era il più provocatorio, Didier Drogba resta il più complicato da affrontare. “Al ritorno con il Chelsea mi marcava lui. Segnò di testa, era devastante. Chiuderlo era quasi impossibile”. A fine partita, però, rispetto reciproco: “Ci scambiammo la maglia. Loro avevano Lampard, Terry, Cech. Una squadra straordinaria”.
Dalla difesa alla panchina: il nuovo Aronica
Oggi Aronica guida il Trapani in Serie C con idee chiare e apparentemente controcorrente: “La mia squadra gioca in modo offensivo. Dobbiamo segnare un gol in più degli avversari”. Un concetto curioso per chi ha passato vent’anni in difesa.
“La fase offensiva parte da dietro. I rivali vanno aggrediti, non aspettati. Ai ragazzi chiedo grinta, rabbia, personalità”.
I maestri e il sogno da allenatore
Nel suo percorso ha incrociato grandi tecnici: Lippi, Ulivieri, Gasperini, Mazzarri. “Lippi mi fece esordire in Serie A alla Juventus. Ulivieri era maniacale nella fase difensiva. Gasperini un maestro di tattica. Mazzarri fondamentale per la mia carriera”.
Il sogno oggi è chiaro: “Voglio portare il Trapani ai playoff. È quello che chiede la società e lo dobbiamo ai tifosi. Non ci arrendiamo mai”.



