Non c’è pace sotto le Due Torri, mentre Bergamo torna a sognare in grande. Il verdetto del campo è una sentenza inappellabile che certifica due stati di salute opposti: l’Atalanta di Raffaele Palladino è un meccanismo ormai oliato e letale, capace di gestire i ritmi come una grande d’Europa, mentre il Bologna appare smarrito, fragile e tatticamente confuso. Il 2-0 finale firmato dalla doppietta di Nikola Krstovic è lo specchio fedele di una gara dove la differenza l’hanno fatta la testa e la cattiveria agonistica, doti che oggi albergano solo nello spogliatoio nerazzurro.
Bologna-Atalanta 0-2, Krstovic la decide: Italiano sempre più in crisi
La partita si è decisa sulla capacità di leggere i momenti. L’Atalanta non ha avuto bisogno di strafare: ha lasciato sfogare l’iniziale, sterile aggressività dei padroni di casa per poi colpire con precisione chirurgica. Se l’avvio sembrava promettere una battaglia a viso aperto, con un’occasione sciupata da Ederson in acrobazia, col passare dei minuti è emersa la superiore qualità del palleggio orobico. La svolta è arrivata poco oltre la mezz’ora: l’asse De Ketelaere-Krstovic ha confezionato il vantaggio, con il montenegrino bravo a farsi trovare pronto all’appuntamento col gol che ha rotto un digiuno lungo mesi. Una rete che ha tagliato le gambe a un Bologna volenteroso ma terribilmente impreciso, incapace di trasformare il possesso palla in pericoli reali per Carnesecchi.
Nella ripresa ci si aspettava l’orgoglio della squadra di Italiano, invece è arrivata la conferma delle difficoltà strutturali dei rossoblù. La mossa del tecnico di casa di rinunciare a un Orsolini evanescente per inserire Rowe non ha pagato dividendi. Il Bologna si è allungato, prestando il fianco alle ripartenze letali della Dea. È stato proprio su una di queste situazioni, al quarto d’ora del secondo tempo, che Krstovic ha vestito i panni del mattatore assoluto: imperioso nel difendere palla e disorientare un incerto Heggem, l’attaccante ha freddato Ravaglia chiudendo virtualmente la contesa.
Il finale è stato un monologo di frustrazione per il pubblico di casa. Nemmeno l’ingresso di Ciro Immobile, accolto dal boato della speranza, è riuscito a invertire l’inerzia di una serata stregata. Le statistiche ora fanno paura a Vincenzo Italiano: il digiuno di vittorie si allunga e la fragilità casalinga diventa un fattore psicologico pesante. Al contrario, Palladino si gode la quinta sinfonia nelle ultime sei gare: la sua Atalanta non corre a vuoto, ma vince con la tranquillità delle squadre forti. Se a Bologna è calato il buio, la Dea vede la luce dell’alta classifica.
Andrea Alati



