Il paradosso è servito, puntuale come una tassa, proprio alla diciannovesima giornata. Antonio Conte, il maestro indiscusso del lavoro settimanale, l’architetto che costruisce le vittorie mattone dopo mattone a Castel Volturno, si è inceppato ancora una volta di fronte al suo nemico storico: il turno infrasettimanale. Mentre il Napoli frenava bruscamente in casa contro il Verona, l’Inter passeggiava a Parma, evidenziando una differenza strutturale che va oltre i valori tecnici e tocca le corde della psicologia sportiva.
Conte soffre il calendario, Chivu no: l’Inter ha gli anticorpi europei
A mettere il dito nella piaga è un’analisi spietata apparsa sulle colonne di Libero, che sottolinea come la gara del mercoledì sia una “brutta bestia”, ben diversa dalle notti europee. Se la Champions offre adrenalina naturale e un palcoscenico diverso che motiva da solo i calciatori, il turno di campionato infrasettimanale è una trappola grigia, priva di quella magia. Qui serve una carica extra, quella che solitamente garantisce Conte. Ma il meccanismo si è rotto: il quotidiano usa la metafora del “burattinaio” per descrivere il tecnico salentino. Se lui ha le batterie basse e non riesce a trasmettere la sua consueta elettricità a bordo campo, i fili si ingarbugliano e la squadra, dipendente dalla sua energia nervosa, si spegne. Il primo tempo abulico contro l’Hellas, in netto contrasto con il furore mostrato pochi giorni prima contro la Lazio, ne è la prova lampante.
Dall’altra parte della barricata, l’Inter gongola e scava il primo mini solco in classifica. I nerazzurri hanno dimostrato di possedere un vantaggio invisibile ma decisivo: l’abitudine alla gestione. Le fatiche di Champions, che in passato potevano togliere energie, oggi hanno forgiato una mentalità capace di affrontare la sequenza di partite con naturalezza. Non è solo questione di rosa profonda, ma di capacità mentale acquisita sul campo: la squadra di Chivu sa allenarsi giocando, sa approcciare le gare ravvicinate senza ansia e gestirle con cinismo. Mentre Conte deve ricaricare le pile emotive dei suoi ogni tre giorni con fatica, l’Inter inserisce il pilota automatico, forte di un’esperienza che oggi vale quanto un gol.
Andrea Alati



