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Napoli, Dovbyk o Ferguson per il dopo Lucca? Conte e il mercato “di recupero”: quando gli scarti di Gasperini diventano risorse

ROME, ITALY - DECEMBER 15: Evan Ferguson of AS Roma looks on during the Serie A match between AS Roma and Como 1907 at Stadio Olimpico on December 15, 2025 in Rome, Italy. (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Nel teatro surreale del calciomercato estivo prende forma una sottotrama affascinante e tutt’altro che banale: Artem Dovbyk o Evan Ferguson come possibili alternative a Lorenzo Lucca. Un’ipotesi che, se confermata, racconterebbe molto più di una semplice operazione tecnica.

Napoli, Dovbyk o Ferguson per il dopo Lucca? Conte e il mercato “di recupero”: quando gli scarti di Gasperini diventano risorse

Racconterebbe due visioni opposte di calcio, due filosofie quasi gastronomiche, incarnate da Gian Piero Gasperini e Antonio Conte.

Lucca verso il Benfica e l’idea Napoli

Se davvero Lucca dovesse salutare la Serie A in direzione Benfica, il Napoli sarebbe chiamato a intervenire sul mercato dei centravanti. Ed è qui che emergono i nomi di Dovbyk e Ferguson, profili che a Roma sembrano non rientrare pienamente nel progetto gasperiniano. “Buttali via”, verrebbe da dire con cinismo da social, ma la realtà è più complessa: non sono scarti in senso tecnico, bensì giocatori considerati non funzionali a un’idea di calcio molto precisa.

Gasperini, lo chef stellato della tattica

Gasperini, nella sua esperienza romana, sta portando avanti una battaglia di principio con la società e, almeno per ora, la sta vincendo. Il suo è un calcio “gourmet”: movimenti codificati, geometrie variabili, attaccanti che sappiano essere punte e registi offensivi allo stesso tempo.
In questa narrazione, Dovbyk è “troppo ingessato”, Ferguson “poco coinvolto”, Dybala “una cristalleria ambulante”. Servono altri ingredienti per replicare l’Atalanta, o almeno la sua versione ideale. E così, paradossalmente, giocatori di valore diventano esuberi di lusso.

Conte, il quinto quarto del calcio

Antonio Conte è l’esatto opposto. Se Gasperini è lo chef stellato con la “spuma d’attacco”, Conte è uomo da quinto quarto. Cucina povera, frattaglie, sostanza. Lampredotto e animelle trasformati in piatti che saziano e fanno punti.
Fatica, densità, sacrificio: è questa la grammatica contiana. Ed è per questo che l’idea di recuperare gli “scarti” di Gasperini non appare affatto assurda. Anzi, si inserisce perfettamente nel suo racconto preferito: il riciclo virtuoso, la sostenibilità applicata al calcio, “zero sprechi, non si butta via nulla”.

Un paradosso solo apparente

Certo, resta il controsenso apparente: una squadra che punta allo scudetto e che va a pescare giocatori considerati superflui da chi quello scudetto lo ha solo sfiorato, o persino solo evocato. Ma è proprio qui che Conte costruisce parte del suo vantaggio competitivo, trasformando il rifiuto altrui in risorsa propria.

Il nodo della gerarchia offensiva

Resta però una variabile decisiva. Dovbyk o Ferguson accetterebbero Napoli sapendo di partire dietro a Hojlund e Lukaku? Il rischio è quello di finire come “terza portata”, con conseguente deprezzamento tecnico e mediatico. Un menù affollato, dove il vero spreco potrebbe non essere l’acquisto, ma l’utilizzo.