Se Antonio Conte cercava un alibi, la sorte gliene ha forniti una dozzina. Ma se il Napoli è ancora lì, al terzo posto e in piena corsa, il merito vale doppio. Perché analizzando il cammino degli azzurri in questa stagione 2025/26, emerge un dato statistico che ha del sovrannaturale: in cinque scontri diretti contro le “sorelle” della Serie A (Inter, Milan, Juventus, Roma), il tecnico salentino non ha mai, nemmeno una volta, potuto schierare la formazione tipo. Anzi, si è sempre presentato agli appuntamenti decisivi con la rosa decimata nei reparti chiave.
Napoli, la maledizione delle grandi: Conte non ha mai giocato un big match al completo
L’appuntamento di domani a San Siro contro l’Inter capolista è solo l’ultimo capitolo di una saga sfortunata. La lista degli indisponibili è un bollettino di guerra che decapita il potenziale azzurro: Gilmour e Anguissa lasciano una voragine in mediana, Lukaku e De Bruyne sono i soliti fantasmi di lusso, e a loro si è aggiunto David Neres, fresco di k.o. alla caviglia rimediato contro la Lazio. Un’assenza che ha il sapore della beffa atroce, perché il brasiliano si è fermato proprio nel suo momento di massimo splendore. Neres stava letteralmente trascinando la squadra: dopo aver messo a referto 3 gol e 3 assist nelle prime 15 giornate di Serie A, a dicembre si era travestito da supereroe, regalando la Supercoppa Italiana al Napoli con ben 3 reti in 2 partite. Perdere l’uomo più in forma, il protagonista assoluto del recente trionfo, è il colpo di grazia per un attacco già spuntato dall’assenza prolungata dell’ex Inter e Chelsea. Cinque titolari o co-titolari assenti, dunque.
Ma riavvolgendo il nastro, la tendenza è inquietante. Il momento più buio si è toccato tra fine novembre e inizio dicembre. Nel doppio, terribile incrocio contro Roma e Juventus, entrambi vinti dalla compagine partenopea, il Napoli è sceso in campo letteralmente senza spina dorsale. In quelle due occasioni l’infermeria ospitava contemporaneamente i due registi (Lobotka e Gilmour), il portiere titolare dell’epoca (Meret), il motore del centrocampo (Anguissa) e i lungodegenti Lukaku, De Bruyne e Gutierrez. Conte fu costretto a inventarsi un centrocampo inedito e a lanciare definitivamente Vanja Milinkovic-Savic tra i pali, che da quel momento non è più uscito.
Anche la gara d’andata contro l’Inter dell’andata, quella del famoso rigore che costò l’infortunio a De Bruyne, era nata sotto una cattiva stella. Ancor prima del fischio d’inizio, Conte doveva rinunciare al bomber del momento Hojlund, al pilastro difensivo Rrahmani, oltre a Lobotka e Meret. E non era andata meglio nemmeno all’alba della stagione: nel big match contro il Milan, fu la difesa a presentarsi a pezzi, priva di Rrahmani, Buongiorno e Spinazzola, con Lukaku che aveva già iniziato il suo infinito stop di agosto. Il paradosso è tutto qui: una rosa costruita per vincere, impreziosita da stelle mondiali, che nelle notti di gala si è sempre ritrovata nuda. Domani a San Siro, Conte dovrà fare ancora una volta di necessità virtù, chiedendo agli “uomini soli al comando” di compiere l’impresa contro la maledizione dei big match.
Andrea Alati



