Roberto Baggio, uno dei più grandi campioni del calcio italiano, si racconta senza filtri in una lunga intervista a Forbes Italia su YouTube, ripercorrendo carriera, sogni, delusioni e momenti di rinascita personale.
Roberto Baggio a cuore aperto: “Avrei dato la vita per Mazzone, l’ingiustizia del Trap e quel rigore…”
“Da bambino sognavo di segnare in finale dei Mondiali con il Brasile”, racconta Baggio, ricordando quanto quel desiderio lo abbia accompagnato per tutta la vita. La passione per il calcio era totale e incontrollabile: “Mi consideravo una persona comune. Dormivo con il pallone, pensavo solo a quello. Era una passione che ti smuove dentro dal mattino alla sera”.
Il ricordo più doloroso resta il rigore sbagliato nella finale dei Mondiali del 1994: “Avrei rinunciato a tutto il resto per vincere quel Mondiale. Era il sogno di rappresentare l’Italia, il mio obiettivo quotidiano. Poi è andata come mai avrei immaginato e quel peso lo porto ancora dentro”. Un destino beffardo, con tre Mondiali persi ai rigori, un’esperienza difficile da digerire.
Karma, sofferenza e rinascita nel buddismo
Nonostante le delusioni e gli infortuni, Baggio ha saputo trasformare la sofferenza in insegnamento. La madre gli ha trasmesso il valore della speranza, principio che il campione ha ritrovato anche nel buddismo: “La vita deve essere accompagnata dalla speranza, altrimenti non c’è luce. Gli ostacoli troppo grandi sono solo nella nostra mente. Ho usato la sofferenza per dare valore alla mia vita”.
L’avvicinamento alla spiritualità non fu immediatamente compreso: “Quando glielo dissi, mia madre pensò che fossi impazzito: ‘Chiamiamo l’ambulanza, l’abbiamo perso’, disse”. Oggi Baggio vive immerso nella natura vicino a Vicenza, trovando serenità nel verde e nella semplicità quotidiana.
L’ingiustizia del Mondiale 2002 e il rapporto con gli allenatori
Tra le delusioni più grandi della carriera, l’esclusione dal Mondiale 2002: “Mi aspettavo di andare, avevo appena recuperato da un infortunio al crociato e avevo segnato due gol prima del torneo. Trapattoni disse che aveva paura che mi facessi male, ma gli dissi che, se fosse successo, avrei smesso. È stata un’ingiustizia”.
Baggio ricorda anche il legame speciale con Carlo Mazzone: “Avrei dato la vita per lui. Quando mi chiamò per andare a Brescia, avevo lasciato l’Inter in Champions e nessuno mi voleva. Carletto mi chiese: ‘Cosa vuoi fare?’. Risposi: ‘Voglio giocare’. Da lì sono stati quattro anni strepitosi. Era umile, schietto, e quella stima si trasformò in amicizia”.
Il calcio, oggi e ieri
Sul calcio moderno e sul VAR, Baggio ha un’analisi lucida: “Oggi ci sono più tutele, prima era un massacro. Fenomeni come Maradona o Mihajlovic avrebbero segnato cinque gol a partita”. E un consiglio al sistema calcistico: “Manca chi valorizza i giovani italiani, chi fa esprimere il loro talento. Lo zoccolo duro deve essere composto da un gruppo che gioca insieme da anni”.
Per Baggio, la chiave del successo e della felicità rimane nella semplicità: “La gioia è dentro di noi, non si trova mai pace altrimenti. Il successo è nella capacità di essere semplici e presenti, dentro e fuori dal campo”.



