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Arbitri, caos in Como-Bologna: Abisso e VAR smarriti, la moviola non basta

COMO, ITALY - JANUARY 10: Anastasios Douvikas of Como 1907 competes for the ball with Torbjorn Heggem of Bologna FC during the Serie A match between Como 1907 and Bologna FC 1909 at Giuseppe Sinigaglia Stadium on January 10, 2026 in Como, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Se non fosse una questione seria, ci sarebbe spazio per l’ironia, riporta in questi termini il Corriere dello sport. Ma in Como-Bologna l’arbitraggio ha raggiunto livelli tali da trasformare una partita di Serie A in una sequenza di episodi confusi, contraddittori e difficilmente spiegabili.

Arbitri, caos in Como-Bologna: Abisso e VAR smarriti, la moviola non basta

L’analisi di Edmondo Pinna fotografa una serata da dimenticare, in cui nemmeno la moviola in campo, introdotta per garantire maggiore chiarezza, è riuscita a salvare una direzione di gara apparsa fuori controllo.

Moviola in campo: lo strumento c’è, ma non basta

L’Italia continua a essere in prima linea nella sperimentazione delle novità regolamentari. L’introduzione ufficiale della moviola in campo va in questa direzione, con l’obiettivo dichiarato di ridurre gli errori evidenti e aumentare l’uniformità delle decisioni arbitrali. In teoria.

In pratica, il sistema funziona a intermittenza. A volte sì, come accaduto proprio a Como, a volte no, come nel recente Atalanta-Roma, sull’uscita fallosa su Svilar. La strada verso la coerenza è ancora lunga, nonostante la supervisione del project leader Mazzoleni, presente e operativo al Sinigaglia.

Il risultato, però, è stato sconfortante. Abisso è apparso in evidente difficoltà, e anche il VAR, o meglio il “moviolista”, non è esente da responsabilità. “Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere”, ma la sensazione è che ci sia ben poco da sorridere.

Un arbitro in confusione totale

La prova di Abisso è stata definita “pesantemente insufficiente”. Emblematico un episodio che ha lasciato attoniti addetti ai lavori e spettatori: la richiesta del direttore di gara di identificare il numero del giocatore che non aveva commesso fallo. Una scena surreale, paragonabile a una tombola natalizia: “è uscito il 41?”.

Un’immagine che rende bene l’idea del livello di smarrimento mostrato in campo, incompatibile con una gara di Serie A e con l’uso di strumenti tecnologici che dovrebbero supportare, non complicare, il processo decisionale.

Il rigore su Douvikas e il ruolo improprio del VAR

Uno degli episodi chiave riguarda il contatto tra Vitik e Douvikas. Il difensore mette entrambe le mani sui fianchi dell’attaccante, con un ulteriore contatto del ginocchio sinistro sul fianco. Abisso assegna il rigore.

La discussione, però, non verte tanto sulla correttezza assoluta della decisione, quanto sul principio. Il penalty può essere considerato un “rigorino”, più vicino al “play on” che a un fallo netto. Il vero problema è un altro: il VAR è intervenuto valutando intensità e dinamica della trattenuta.

A inizio stagione, era stato chiarito che queste valutazioni spettano esclusivamente all’arbitro in campo. Cambiare interpretazione in corsa genera solo confusione. “Le regole non si cambiano in corsa”, il messaggio che emerge con forza, chiamando direttamente in causa Rocchi e la gestione complessiva del protocollo VAR.

Rosso a Cambiaghi: un altro episodio poco chiaro

La confusione aumenta nell’episodio che coinvolge Cambiaghi. Van der Brempt gli si avvicina in modo provocatorio, l’attaccante reagisce alzando il gomito destro. La decisione finale è un puzzle: giallo iniziale, rosso per il giocatore del Bologna, giallo per l’altro.

Una gestione che lascia perplessi per tempistiche, coerenza e comunicazione. A seguire, Immobile finisce a terra in area: fallo di Perrone, rigore assegnato, ma tutto viene annullato per un precedente fuorigioco del rossoblù. Decisione corretta sul piano regolamentare, ma inserita in un contesto già compromesso.

Una serata che apre interrogativi seri

Como-Bologna doveva essere una partita ordinaria, è diventata un caso arbitrale. La moviola in campo, anziché portare chiarezza, ha evidenziato ulteriormente i limiti di un sistema che fatica a trovare uniformità e credibilità.