Decretare la fine della corsa al titolo nel mese di gennaio, con un intero girone di ritorno ancora da disputare, rappresenta un errore di prospettiva che un’analisi lucida dei fatti non può supportare. Al netto delle correnti di pensiero più pessimiste, che vorrebbero il campionato già virtualmente assegnato, la realtà aritmetica e tecnica della Serie A suggerisce uno scenario ben diverso. Il Napoli, pur attraversando una stagione che definire anomala è riduttivo, rimane un fattore determinante nell’equazione per il vertice.
Vietato abdicare: il Napoli ferito ha il dovere di crederci. L’Inter non è ancora scappata via
È doveroso, in prima istanza, affrontare con onestà intellettuale le criticità emerse. Il mercato estivo, alla prova del campo, ha rivelato lacune strutturali che non possono essere ignorate: gli innesti di Lucca e Lang non hanno garantito quell’impatto tecnico e quella continuità di rendimento necessari per una squadra che punta al massimo obiettivo. Si tratta di valutazioni che la dirigenza dovrà inevitabilmente rivedere, ma che al momento rappresentano un handicap tecnico evidente. A questo quadro si è aggiunta una congiuntura clinica sfavorevole, una vera e propria emergenza che ha privato Antonio Conte dell’asse portante della rosa: le assenze prolungate di elementi chiave come Anguissa, Lukaku, Gilmour e De Bruyne avrebbero ridimensionato le ambizioni di qualsiasi club europeo.
Tuttavia, nonostante le oggettive difficoltà e i punti dispersi contro avversarie di caratura inferiore – pesano come macigni i passi falsi contro Verona, Parma, Udinese e Torino – la classifica non emette verdetti di condanna. Il distacco dalla vetta è fissato a sei lunghezze. Un margine significativo, certo, ma in un campionato tattico e logorante come quello italiano, tutt’altro che incolmabile. La pressione psicologica, in questa fase, grava interamente sull’Inter, costretta a gestire il ruolo di lepre con una rosa costruita per non avere alternative alla vittoria. Il Napoli, dal canto suo, ha dimostrato di possedere gli anticorpi necessari per resistere alle intemperie, come testimoniato dalla conquista della Supercoppa, trofeo che certifica la vitalità del gruppo. La filosofia di Antonio Conte non ammette cali di tensione: l’imperativo è rimanere aggrappati al treno di testa, ottimizzando le risorse disponibili e “raschiando il fondo del barile”, per usare una metafora cara al tecnico salentino.
Mancano diciotto giornate al termine della stagione. Diciotto appuntamenti che mettono in palio un numero di punti sufficiente a ribaltare qualsiasi gerarchia attuale. Parlare di resa, in questo momento, sarebbe strategicamente miope. La squadra ha incassato colpi duri, spesso immeritati, ma ha mantenuto la barra dritta. Con il progressivo rientro degli infortunati e la spinta del fattore ambientale, il Napoli ha il dovere professionale e tecnico di interpretare ogni gara come una finale. La storia del calcio insegna che i bilanci si tracciano a maggio; fino ad allora, la competizione resta aperta e ogni scenario è ancora possibile.
Andrea Alati



