Dopo Senegal-Marocco, caos in zona mista e conferenze stampa, con il ct Thiaw che si scusa per l’uscita anticipata della squadra.
Coppa d’Africa, la notte folle della finale di Rabat: minacce, risse e sospetti di avvelenamento
La finale della Coppa d’Africa 2026 tra Senegal e Marocco ha lasciato un segno indelebile, non solo sul campo ma anche dietro le quinte. Dopo il rigore controverso assegnato al 98’ al Marocco, la tensione è esplosa nella zona mista dello Stade Prince Moulay Abdellah di Rabat, trasformando la serata in un teatro di rabbia, paura e incredulità.
Caos in sala stampa
L’ingresso di Pape Thiaw in sala stampa, scrive Mediaset, è stato accolto dagli applausi dei giornalisti senegalesi, mentre i colleghi marocchini fischiavano. Insulti reciproci e tensioni verbali hanno rapidamente sfiorato lo scontro fisico, con un giornalista tunisino che filmava l’accaduto e un collega senegalese che si è avvicinato minaccioso. Solo l’intervento del press officer della CAF ha evitato una rissa. La conferenza stampa non è mai iniziata, e gli animi si sono calmati solo dopo urla e minacce in varie lingue.
Tensione in zona mista
La situazione è rimasta tesa anche in zona mista. I giocatori marocchini hanno deciso di non passare davanti ai media, e poco dopo l’arrivo dei senegalesi si sono registrati due accenni di rissa. In gioco non c’erano motivi futili: “In ballo c’è l’onore dei nostri Paesi”, commenta un osservatore neutrale, descrivendo la scena come un mare umano agitato di mani, telefoni e sudore.
I bambini dei giocatori senegalesi, con medaglie al collo e bandiere sulle spalle, sono stati protetti da personale dell’ufficio stampa della CAF e dai genitori, osservando attoniti la tensione.
Gli eroi sul campo
Sul fronte sportivo, Sadio Mané ha brillato come protagonista e simbolo nazionale, conquistando la sua seconda Coppa d’Africa. Il compagno Kalidou Koulibaly ha raccontato la marea di tifosi e giornalisti travolgente intorno a Mané.
Il portiere Edouard Mendy ha chiarito il discusso rigore di Brahim: “Macché, vogliamo essere seri. A un minuto dalla fine con un Paese intero che aspettava questa Coppa non c’era possibilità di accordo tra noi calciatori. Lui voleva segnare, io ho fatto di tutto per parare”.
Intanto, Ismail Jakobs ha insinuato sospetti su possibili maltrattamenti pre-partita e perfino avvelenamenti ai danni di alcuni giocatori senegalesi: “Succederanno molte rivelazioni, vedrete. Non siamo stati trattati correttamente…”.
Le scuse di Pape Thiaw
Al termine del caos, il ct del Senegal ha chiuso la vicenda con parole chiare: “A mente fredda, non è stato bello far uscire la squadra dal campo nel finale. Chiedo scusa al calcio. Abbiamo reagito a caldo e non nel modo migliore. Possiamo accettare gli errori dell’arbitro, non avremmo dovuto farlo, ma è andata così”.



