Viaggio a Horsholm, la cittadina danese dove è nato il talento dell’attaccante del Napoli, impegnato stasera in Champions, proprio in Danimarca. Tra neve, sacrifici, famiglia e un campetto segreto nello scantinato, la storia di una crescita costruita sul lavoro quotidiano. Il reportage è a firma della Gazzetta dello sport.
“Non potevano allenarsi insieme, altrimenti…”. Horsholm, il luogo dove Rasmus Højlund è diventato Højlund
Horsholm, la normalità che costruisce i campioni
A Horsholm, poco più di ventimila abitanti a nord di Copenaghen, tutto è a misura d’uomo. Le villette con giardino sostituiscono i palazzi, il lago ghiacciato davanti a casa scandisce l’inverno e le distanze si coprono a piedi. Qui sono cresciuti Rasmus Højlund e i fratelli gemelli Oscar ed Emil, oggi tutti calciatori professionisti.
Casa, scuola e campi dell’Horsholm-Usserod Idraetsklub sono separati da poche centinaia di metri. Un triangolo quotidiano percorso infinite volte, anche con il freddo e la neve, quando la voglia di allenarsi superava qualsiasi condizione climatica.
Il laboratorio segreto nello scantinato
Il cuore della formazione di Højlund non batteva solo sui campi dell’Hui, ma anche sottoterra. Il padre Anders, ex centravanti semiprofessionista e oggi imprenditore edile, aveva trasformato lo scantinato di casa in un vero laboratorio tecnico: mini porte, spazi ridotti, esercizi di coordinazione e controllo palla.
Bo Ottenheim, presidente dell’Hui, ricorda così quegli anni:
“Non era Messi, ma aveva un’ambizione fuori dal comune. Quando gli altri andavano a fare la doccia, lui restava ancora un’ora a lavorare sui dettagli. Tutti e tre i fratelli erano ossessionati dal migliorarsi”.
Una dedizione che richiese anche soluzioni particolari. Come spiega Christian Mouroux, direttore tecnico del club:
“Rasmus è più grande di due anni rispetto ai gemelli e non potevano allenarsi insieme: erano troppo competitivi, ‘scattavano scintille’. Così il padre lavorava con loro uno alla volta”.
Una famiglia costruita sullo sport
Il contributo della madre Kirsten Winther è stato altrettanto decisivo. Ex velocista dei 100 metri e dipendente dell’esercito danese, era una figura centrale anche nel club: organizzava trasferte, gestiva la logistica e a casa partecipava alle interminabili discussioni calcistiche a tavola.
Disciplina, resilienza e cultura del lavoro sono state trasmesse fin dall’infanzia. Nei giorni di neve, quando i campi erano impraticabili, l’allenamento non si fermava: cambiava semplicemente scenario.
Dal nuoto al calcio: una scelta non scontata
Non tutti sanno che Højlund da bambino eccelleva anche nel nuoto. Per un periodo ha diviso il suo tempo tra piscina e campo, entrambe vicine a casa. Poi, al momento della scelta, il calcio ha prevalso. Non per comodità, ma per passione.
“Non ho mai visto tre ragazzi allenarsi così”, racconta ancora Mouroux. “Rasmus aveva una concentrazione rara: tra una lezione e l’altra dribblava qualsiasi oggetto trovasse”.
Dal Hui all’Europa: una crescita senza scorciatoie
Il talento di Rasmus attira presto l’interesse dei grandi club. Prima il passaggio al Brøndby, poi il ritorno al FC Copenhagen. Da lì un percorso lineare ma ambizioso: Sturm Graz, Atalanta, Manchester United e infine il Napoli.
Anche la scelta dell’agenzia, la SEG, non è stata casuale: un vero e proprio “casting” familiare, con decine di agenti valutati e “intervistati” da mamma e papà prima di decidere.
Ritorno a casa, ma da protagonista
Horsholm resta un punto fermo. Rasmus torna spesso all’Hui, soprattutto d’estate, per allenarsi. Dopo la vittoria della FA Cup con lo United, è stato accolto dai bambini come un eroe, firmando autografi e sorridendo. Un gesto naturale, per chi non ha mai dimenticato da dove viene.
Stasera, al Parken Stadium, giocherà davanti alla sua gente. I genitori e gli amici di sempre saranno in tribuna, anche se non potranno tifare apertamente per lui. A Horsholm, però, tutti sanno che quella favola è reale. E che è nata lontano dai riflettori, tra ghiaccio, silenzio e un campetto nascosto in uno scantinato.



