La quotidianità di Antonio Conte a Napoli è scandita da ritmi inflexibili, rituali personali e una cura quasi maniacale dell’ordine. Il Corriere della Sera ne ha delineato un profilo rigoroso, fatto di abitudini ferree, silenzi ricercati e scelte di vita molto lontane dalla mondanità.
Napoli, Conte, la disciplina assoluta: allenamenti solitari, rituali scaramantici e una vita napoletana sorprendentemente…
Conte arriva a Castel Volturno ogni giorno alle nove del mattino. Non per dirigere subito la squadra, ma per allenarsi da solo, rigorosamente senza nessuno nelle vicinanze.
Vuole concentrazione, spazio, isolamento. È un momento che difende con determinazione, e chiunque lavori con lui lo sa bene.
I suoi collaboratori vivono lo stesso clima di rigore: per entrare nel suo ufficio è obbligatorio bussare. Conte non concepisce rumore o leggerezze. Sedute, orari, applicazione: tutto deve essere rispettato con precisione. Un atteggiamento che, come raccontano i suoi ex compagni, lo accompagna dai tempi in cui lo chiamavano “il Martello”.
Un portafortuna sempre con sé
Tra le abitudini che Conte non abbandona c’è un corno rosso, un piccolo scaramantico oggetto napoletano che il tecnico tocca durante le partite.
Non è folklore, ma parte di un rituale che per lui ha un senso profondo: la gestione delle tensioni, l’equilibrio emotivo, la necessità di controllare ogni dettaglio della performance.
Vita semplice a Chiaia: niente lusso, solo normalità
Il tecnico ha scelto di abitare a Chiaia, ma senza la vista sul Golfo che molti considererebbero imprescindibile. Preferisce muoversi nel cuore del quartiere, frequentare ristoranti e pizzerie non alla moda, luoghi dove non serve apparire e dove può chiedere pasti leggeri in linea con il suo stile di vita.
Non si sottrae alla quotidianità: va in panetteria, in farmacia, al supermercato. E quando il calendario lo permette, si reca in chiesa, spesso alla messa di mezzogiorno. Un’immagine che racconta un uomo molto diverso da quello che si vede in panchina.
“Quando non può vincere, se ne va”: la lettura di Zazzaroni
Negli ultimi giorni si è parlato di possibili frizioni interne alla squadra. Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha chiarito la sua posizione durante “Radio Goal” su Kiss Kiss Napoli:
“La squadra è totalmente con Conte. Non esiste alcuna rottura interna”.
Analizzando la vittoria del Napoli contro la Roma, Zazzaroni ha sottolineato l’atteggiamento maturo della squadra e la solidità difensiva:
“Buongiorno e Rrahmani sono stati eccellenti, Di Lorenzo è tornato su buoni livelli. Neres e Lang in campo aperto sono devastanti. Il Napoli ha gestito e non ha concesso praticamente nulla”.
Il paragone con Bielsa: la paura di perdere
Zazzaroni ha poi collegato la filosofia di Conte a quella di Marcelo Bielsa:
“Bielsa dice che la sconfitta è una morte apparente. Conte vive allo stesso modo. Non pensa alla vittoria, pensa a non perdere. È così da diciassette anni”.
La citazione richiama una recente intervista del ct dell’Uruguay, in cui Bielsa definisce sé stesso così:
“Sono un generatore di tensione. Rendo l’ambiente teso. Non mi mostro spesso. Sono tossico. Chi mi segue deve convivere con un livello altissimo di esigente autocritica. Non mi piace essere così, ma è la mia natura”.
Una descrizione che sembra adattarsi perfettamente al modo in cui Conte vive il mestiere: intensità costante, tensione produttiva, totale immersione nel lavoro.
Conte, l’uomo oltre il tecnico
Quello che emerge è un ritratto complesso: un allenatore che pretende il massimo, un uomo che cerca ordine e routine, un professionista che vive Napoli senza filtri né ostentazione.
Conte è rimasto fedele alla sua identità: martellare, controllare, determinare.
E vincere, perché come ripete chi lo conosce, “se non può farlo, saluta”.



