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Conte, dal “trapianto di cuore” all’elogio del coraggio: un mese che ha cambiato il Napoli

C’è un abisso che separa il 9 novembre dal 7 dicembre. Non è solo una questione di calendario o di risultati, dalla sconfitta col Bologna al trionfo con la Juventus, ma è la distanza siderale che passa tra due versioni diametralmente opposte, eppure perfettamente complementari, di Antonio Conte. Rileggendo le parole del tecnico azzurro a meno di un mese di distanza, emerge con chiarezza la strategia del “bastone e della carota” applicata con precisione chirurgica. Conte non è cambiato, ha semplicemente cambiato la medicina per il suo paziente.

Bastonate a Bologna, carezze dopo la Juventus: la strategia emotiva di Conte

Tornando alla notte del Dall’Ara: il Napoli perde 2-0, appare svuotato. In quella circostanza, Conte sceglie la via dello shock emotivo. Non cerca alibi, anzi, distrugge le certezze. Usa una metafora brutale, quella del “trapianto di cuore”, per insinuare il dubbio più atroce in un atleta: la mancanza di carattere. “Se c’è cuore”, disse allora, lasciando intendere che forse quel cuore non batteva come doveva. In quella fase, l’allenatore aveva bisogno di rompere con il passato, con chi si crogiolava sugli allori di uno Scudetto ormai andato. Si prese la colpa (“Forse non sto facendo un buon lavoro”) per togliere ogni scusa ai giocatori, costringendoli a guardarsi allo specchio senza filtri.

Energia, emergenza e psicologia: così Conte ha ridato un’anima al Napoli

Oggi, dopo aver battuto la Juventus in piena emergenza infortuni, la narrazione si è ribaltata. Il “paziente” che necessitava di un trapianto è diventato improvvisamente un eroe di guerra. Ai microfoni di DAZN, il Conte inquisitore lascia spazio al Conte protettore. “Resto sbalordito dall’energia e dall’entusiasmo”, ha dichiarato il tecnico. Le parole chiave cambiano drasticamente: se a Bologna mancava l’energia, oggi quella stessa energia è il motore che permette a McTominay di stringere i denti e a Elmas di sacrificarsi fuori ruolo.

La mossa geniale sta nella gestione dell’emergenza. Un mese fa la stanchezza del Bologna, che aveva giocato in coppa, era un’aggravante per un Napoli pigro. Oggi, l’infermeria piena diventa lo strumento per esaltare l’impresa. Conte non usa gli infortuni per piangere, ma per compattare il gruppo in una trincea emotiva: “Siamo compatti e abbiamo la voglia di essere tutti uniti”. In meno di trenta giorni, Antonio Conte ha completato la sua opera. Ha prima demolito l’ego della squadra per resettarne le presunzioni, e ora che ha ottenuto le risposte sul campo, con le vittorie contro Atalanta, Roma e Juve, ha iniziato a costruire un fortino inespugnabile attorno ai suoi ragazzi. Non serviva un trapianto, evidentemente. Serviva solo toccare le corde giuste al momento giusto. E in questo, nel trasformare una squadra dal “compitino” alla “battaglia”, Conte si conferma un maestro della psiche prima ancora che della tattica.

Andrea Alati