All’Allianz Stadium va in scena una serata dai due volti: quello scuro e rabbioso del risultato, un 1-1 che frena la rincorsa Champions tra i fischi dei tifosi, e quello luminoso di Kenan Yildiz. Nel pareggio beffa contro il Lecce, Luciano Spalletti non trova i tre punti, ma trova una conferma tattica che sa di deja-vu: nel 4-2-3-1 rispolverato per l’occasione, il talento turco si è trasformato nella perfetta reincarnazione bianconera di Khvicha Kvaratskhelia.
Spalletti ritrova il suo “Kvaratskhelia”: Yildiz domina come il georgiano, ma la Juve spreca l’impossibile e frena tra i fischi
Il cambio modulo è stata la chiave di volta. Abbandonata la difesa a tre per un assetto che ricalca il “Napoli dello Scudetto”, Spalletti ha liberato l’estro del suo numero 10. Partendo largo a sinistra per poi accentrarsi e seminare il panico, Yildiz ha replicato esattamente i movimenti e l’impatto devastante che il georgiano, oggi al PSG, aveva sotto la guida del tecnico di Certaldo. La prova della sua onnipotenza tecnica è arrivata presto: dopo soli 32 minuti, il tecnico del Lecce è stato costretto a sostituire il giovane terzino Perez, letteralmente ubriacato dai dribbling del turco. Yildiz è stato il grimaldello costante, l’uomo che ha creato superiorità numerica e ha colpito due legni, tra cui quello clamoroso al 94′, caricandosi la squadra sulle spalle proprio come faceva il 77 azzurro.
Se Yildiz ha disegnato calcio, il resto della squadra ha sprecato l’impossibile. La cronaca del match è un bollettino di guerra per le coronarie dei tifosi juventini. Dopo un primo tempo dominato ma sterile (con un palo di David in avvio), la beffa arriva al 46′: errore in disimpegno di Cambiaso e ripartenza letale di Banda per lo 0-1 che gela lo stadio. La ripresa si apre con la rabbia del turco che innesca l’azione del pari: una sua giocata, rifinita da Zhegrova, porta McKennie al gol dell’1-1 al 49′. Sembra l’inizio della rimonta, invece inizia l’incubo di Jonathan David. Il canadese vive una serata horror: prima spreca diverse occasioni, poi al 66′ calcia un rigore, concesso per mani di Kaba, in modo “comico”: debole e centrale, esaltando i riflessi di un super Falcone. Il finale è un assedio confuso e sfortunato. Falcone compie miracoli in serie, su Kostic e Openda, e all’ultimo respiro il tiro a giro di Yildiz si stampa sul palo, metafora perfetta della serata. La Juventus fallisce l’aggancio al quarto posto e interrompe la striscia di vittorie. Spalletti torna a casa con un punto amaro e tanti fischi, ma con una certezza: in questo 4-2-3-1, Yildiz è il fuoriclasse su cui rifondare, l’erede spirituale di quel Kvara che fece grande il suo Napoli.
Andrea Alati



