In occasione dei 126 anni della Lazio, celebrati al Parco dei Daini di Villa Borghese a Roma, Claudio Lotito ha approfittato della cornice festiva per parlare di mercato, squadre e futuro dello stadio Flaminio.
Lazio, Lotito al veleno su Raspadori: “Non è Maradona. Sul mercato decido io chi arriva”
Tra i temi caldi, inevitabile il riferimento a Giacomo Raspadori, ormai vicinissimo alla Roma:
“Raspadori è stato contattato, ma ha rifiutato. Non è Maradona, ha sempre giocato poco e vedremo se sarà meglio il nostro attaccante o lui”.
Un’affermazione diretta, che sottolinea come il presidente biancoceleste non intenda subire pressioni e voglia mantenere il controllo totale sulle strategie societarie.
Sul mercato: decisioni solo della società
Lotito ha chiarito la filosofia della Lazio sul mercato:
“Arriverà quello che decido che deve arrivare. Io non devo accontentare nessuno. La società è rappresentata dal proprietario, che elargisce le risorse, dal direttore sportivo e dall’allenatore. Faremo quello che serve. La squadra la allestisce la società, l’allenatore chiede i profili necessari. Nella Lazio c’è programmazione: le persone che vogliono restare rimangono, a quelle che vogliono andare via lo permettiamo. Stiamo cercando di investire sui giovani: Sarri è un fuoriclasse da questo punto di vista”.
Flaminio: il sogno del nuovo stadio
Non è mancato un passaggio sul progetto dello stadio Flaminio:
“Stiamo lavorando per il Flaminio, speriamo di coronare questo sogno. Siamo alle battute finali per la presentazione della documentazione. Sento la responsabilità di un secolo di storia, sono il presidente più longevo della Lazio e spero di ripercorrere le orme di alcuni miei illustri predecessori”.
Lotito ha concluso sottolineando il valore sociale del club:
“Il calcio non è solo risultato sportivo ed economico, noi vorremmo essere un punto di riferimento per la città e per educare i giovani ai valori di un tempo”.



