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Tomori, l’esultanza sguaiata diventa un caso: giallo pesante e niente Firenze

MILAN, ITALY - AUGUST 26: Fikayo Tomori of AC Milan in action during the Serie A TIM match between AC Milan and Torino FC at Stadio Giuseppe Meazza on August 26, 2023 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Tra il sollievo per lo scampato pericolo e la beffa disciplinare, in casa Milan resta l’amaro in bocca per un cartellino che pesa come un macigno. Fikayo Tomori ci è ricascato: il difensore inglese, ormai recidivo in questo tipo di comportamenti, come evidenziato da AreaNapoli, si è reso protagonista di un gesto che sta facendo discutere tanto per la sua antisportività quanto per la disparità di giudizio arbitrale che ha scatenato.

Il vizietto di Tomori costa caro: urla in faccia a Stanciu e salta la Fiorentina

L’episodio chiave avviene nei secondi finali di una partita tiratissima a San Siro, quando Stanciu ha sul piede il pallone della possibile vittoria per il Genoa. Il rigore fallito dal giocatore rossoblù scatena l’adrenalina di San Siro, ma soprattutto quella di Tomori che, invece di festeggiare con i compagni, sceglie di andare a esultare direttamente in faccia all’avversario disperato. Un urlo liberatorio ma provocatorio, che stavolta non è sfuggito all’occhio dell’arbitro Mariani. Il fischietto ha estratto immediatamente il cartellino giallo: un’ammonizione pesantissima perché il centrale rossonero era in diffida e sarà costretto, per decisione automatica del Giudice Sportivo, a saltare la delicata trasferta di Firenze.

Se il gesto è censurabile sotto il profilo del fair play, la sanzione riapre però il dibattito sull’uniformità di giudizio nel nostro campionato. Non è la prima volta che Tomori si lascia andare a simili eccessi: era già accaduto nel derby del 23 novembre, quando aveva riservato lo stesso trattamento a Calhanoglu dopo l’errore dal dischetto del turco. In quell’occasione, l’arbitro Sozza aveva lasciato correre, graziando il difensore. I precedenti, d’altronde, raccontano di una tolleranza ondivaga. Impossibile non citare il caso di Federico Dimarco in Inter-Verona: dopo il palo colpito da Henry su rigore, l’esterno nerazzurro aveva urlato in faccia all’avversario con evidente intento provocatorio, ma l’arbitro Fabbri non prese alcun provvedimento. Oggi Mariani ha tracciato una linea severa, punendo l’antisportività. Resta da capire se d’ora in poi sarà questa la regola per tutti o se Tomori paga per un eccesso di zelo isolato, lasciando al Milan il danno di dover ridisegnare la difesa per il prossimo match.

Andrea Alati