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Inter-Napoli, i numeri della battaglia: McTominay “polipo” del centrocampo, Rrahmani regista occulto

Se il tabellino finale racconta l’esito della sfida (2-2), sono i dati statistici a svelare come il Napoli ha costruito la sua prestazione a San Siro. L’edizione odierna della Gazzetta dello Sport passa ai raggi X la prova degli azzurri, evidenziando protagonisti inattesi e conferme pesanti.

Napoli ai raggi X: Spinazzola spinge, Scott lotta e subisce. La Gazzetta svela i leader statistici del Meazza

Il vero leader silenzioso della manovra è stato Amir Rrahmani: il centrale kosovaro si è preso la responsabilità di impostare l’azione dalle retrovie, chiudendo la gara con il primato di 69 passaggi positivi. Un dato che certifica come la costruzione dal basso sia passata quasi interamente dai suoi piedi. Per quanto riguarda la ricerca della profondità immediata, invece, spicca Milinkovic, autore di ben 7 lanci positivi, l’arma in più per scavalcare il pressing nerazzurro. Sulle fasce, la spinta costante ha un nome e un cognome: Leonardo Spinazzola. L’esterno è stato il migliore dei suoi per cross tentati (5), confermandosi una spina nel fianco costante per la difesa di Chivu. Note meno liete, invece, per Sam Beukema: il difensore è risultato il calciatore con più palloni persi (16), un dazio pagato probabilmente alla pressione asfissiante degli attaccanti interisti e alla volontà di giocare sempre la sfera.

Ma il “Totem” della serata, oltre ai gol, è ancora Scott McTominay. I numeri dello scozzese raccontano una gara di sacrificio totale: è lui il re dei palloni recuperati (8), sradicati dai piedi degli avversari, ed è sempre lui il bersaglio preferito dei falli nerazzurri (4 subiti). Quantità e qualità al servizio di Conte. Infine, una curiosità statistica sul cammino in campionato: quello del Meazza è il primo pareggio esterno della stagione per il Napoli. Finora, lontano dal Maradona, gli azzurri non avevano mezze misure (6 vittorie e 4 sconfitte), mentre le uniche due “X” erano arrivate tra le mura amiche. Un punto che, per come è arrivato, fa storia a sé.

Andrea Alati