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Napoli, senza Conte in panca cambia il volto della squadra. L’allarme vero è la gestione delle energie

Senza Antonio Conte in panchina, il Napoli non è la stessa squadra. Non è una sensazione, ma una constatazione che trova conferme continue sul campo.

Napoli, senza Conte in panca cambia il volto della squadra. L’allarme vero è la gestione delle energie

L’allenatore leccese incide in modo totale sui suoi giocatori: li guida, li stimola, li condiziona mentalmente e fisicamente. È una presenza costante, quasi ossessiva, “un martello pneumatico che non concede pause”, capace di trasferire intensità e ferocia agonistica per tutti i novanta minuti.

La differenza non si misura soltanto nel risultato finale, ma soprattutto nell’atteggiamento e nello sviluppo della partita.

Approccio opposto: San Siro e il Maradona a confronto

Il paragone tra Inter-Napoli e Napoli-Parma è emblematico. A San Siro gli azzurri sono scesi in campo con un’aggressività immediata, andando a prendere l’avversario alto, dentro la propria area. Il messaggio era chiaro fin dai primi minuti: “Siamo più forti, dovete temerci”. Un approccio che ha prodotto un pareggio pesante, di grande valore nella corsa al vertice.

Contro il Parma, invece, l’inizio è stato di segno opposto. Meno coraggio, meno pressione, meno intensità. Al di là del gol annullato a McTominay per il fuorigioco di Mazzocchi e delle ottime parate dell’esordiente Rinaldi sul colpo di testa di Buongiorno e sul sinistro di Hojlund, è mancata quella sensazione di dominio che il Napoli di Conte sa imporre.

Cambi e soluzioni lontane dallo stile Conte

Un accenno di Napoli “conteiano” si è visto solo intorno all’ora di gioco, quando dalla panchina è arrivata una tripla sostituzione. Una mossa insolita se a guidare le operazioni fosse stato Conte, notoriamente poco incline a stravolgere l’assetto in corsa.

Il tentativo principale è stato quello di aumentare l’imprevedibilità con l’ingresso di David Neres, ma il brasiliano è apparso ancora lontano dalla migliore condizione. Non a caso è stato poi sostituito da Lucca, a conferma di un piano che non ha mai realmente preso forma.

Il confronto con Verona-Parma chiarisce la differenza

Nemmeno il precedente pareggio interno contro il Verona può essere considerato paragonabile. In quella occasione, i gialloblù giocarono con grande audacia, sfruttando ogni spazio concesso e arrivando anche sul 2-0 con pieno merito. Ma lì emerse la vera impronta di Conte: il Napoli reagì con rabbia, forza atletica e intensità, riuscendo a raddrizzare la gara fino al 2-2.

Il Parma ha scelto una strategia diversa. Poca iniziativa offensiva, massima attenzione difensiva, ordine e compattezza. Gli emiliani si sono affacciati raramente dalle parti di Milinkovic-Savic e, realisticamente, oltre lo 0-0 non sarebbero potuti andare.

I limiti individuali emergono con la stanchezza

Anche i leader tecnici possono attraversare giornate complicate. McTominay e Hojlund, quando sono al massimo, rappresentano un vantaggio competitivo enorme: “si parte da 1-0 contro chiunque”. Ma non sono macchine.

La sfida contro l’Inter è stata estremamente dispendiosa, soprattutto per i due giocatori chiamati a fare la differenza. Contro il Parma, Hojlund è stato più volte richiamato dalla panchina per alcuni tempi di gioco sbagliati, mentre McTominay è apparso meno incisivo, in parte ben schermato dalla disposizione tattica avversaria, in parte meno intraprendente del solito.

Il vero allarme: la gestione delle energie

Se un campanello d’allarme deve suonare in casa Napoli, non riguarda soltanto l’assenza di Conte in panchina. Il tema centrale è la gestione delle energie. La squadra ha mostrato segnali evidenti di stanchezza.

È vero che erano passati solo tre giorni dalla supersfida di San Siro, ma è altrettanto vero che il Napoli sta entrando in una fase della stagione in cui il doppio impegno settimanale diventerà la norma. In questo contesto, due punti persi contro il Parma pesano più di quanto possa sembrare.