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Buongiorno, l’incubo continua: quattro “orrori” che pesano come macigni

C’è un dato che preoccupa Antonio Conte più dell’infermeria piena o della stanchezza fisica: l’improvvisa fragilità di Alessandro Buongiorno. Quello che doveva essere il pilastro su cui ricostruire la solidità difensiva si sta trasformando, settimana dopo settimana, nell’anello debole della catena. La serata da incubo di Copenaghen non è un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di un “dossier degli orrori” che sta costando punti pesantissimi al Napoli.

Il mistero Buongiorno: la “tassa” sugli errori che il Napoli non può più pagare

La dinamica è quasi sempre la stessa: l’errore arriva nel momento topico, quando la partita è in bilico o appena indirizzata. In Danimarca, il rigore causato sull’1-0 per gli azzurri ha riaperto una gara chiusa, ma il deja-vu è inquietante. La mente corre al penalty concesso contro l’Inter, arrivato un minuto dopo il raddoppio partenopeo: un blackout che ha rimesso in corsa i nerazzurri quando erano al tappeto. E ancora, il fallo da rigore contro il Verona (sullo 0-1) che ha complicato la rimonta azzurra, o lo sfortunato ma goffo autogol contro il PSV, anche lì arrivato mentre il Napoli conduceva 1-0. Quattro indizi fanno una prova schiacciante: Buongiorno sta vivendo un’involuzione tecnica e mentale inspiegabile per un giocatore del suo calibro. Scivolate fuori tempo, letture ritardate, irruenza nei sedici metri: sintomi di una serenità perduta. Con Rrahmani ai box, il Napoli ha disperato bisogno del vero Buongiorno, ma al momento l’ex granata sembra prigioniero dei suoi fantasmi.

Andrea Alati