COMO, ITALY - JANUARY 10: Bologna FC coach Vincenzo Italiano looks on during the Serie A match between Como 1907 and Bologna FC 1909 at Giuseppe Sinigaglia Stadium on January 10, 2026 in Como, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)
Il mercato degli allenatori, spesso e volentieri, si nutre di suggestioni, incontri segreti e trattative smentite, per poi lasciare spazio alla verità soltanto a bocce ferme. È con questo spirito di assoluta schiettezza che Vincenzo Italiano, fresco di separazione dal Bologna, ha deciso di vuotare il sacco in una lunga e intensa intervista concessa alle colonne de La Gazzetta dello Sport. L'ex tecnico rossoblù ha ripercorso le tappe fondamentali di un addio doloroso ma ritenuto inevitabile, chiarendo una volta per tutte i retroscena legati ai corteggiamenti delle grandi piazze italiane, a cominciare dal Napoli.
Italiano, tutta la verità sulla Gazzetta: "Mai lasciato Bologna per il Napoli, il mio ciclo era semplicemente finito"
Per mesi, il nome di Italiano ha aleggiato con prepotenza sui cieli di Castel Volturno come possibile erede per la panchina azzurra. Voci alimentate da incontri e incastri di mercato, che però il diretto interessato ha voluto ridimensionare, pur confermando l'ottimo rapporto con i vertici campani: "Con De Laurentiis c’è sempre stata stima reciproca, ma si fanno delle scelte e loro hanno preso un grande allenatore". Il tecnico ha poi tenuto a smentire categoricamente di aver lasciato l'Emilia per un patto preesistente con il club partenopeo: "Confermo che non me ne sono andato da Bologna perché ero in parola con il Napoli. È stata una decisione presa a prescindere". E sul celebre vis-à-vis capitolino con il patron azzurro, liquida la questione con un sorriso: "L’incontro a Roma? Argomento andato in prescrizione".
Il tecnico ha poi fatto chiarezza sui motivi che lo hanno spinto a chiudere la sua avventura sotto le Due Torri. Una scelta maturata non certo per mancanza di affetto, ma per una viscerale ambizione sportiva: "Il Bologna ha fatto di tutto per tenermi, potevo continuare. Ma non avevamo l’impegno europeo, ed essendo abituato a farlo negli ultimi cinque anni, era diventato importante per come sono fatto io. Quando ho deciso di lasciare? Dopo Birmingham. Nella mia testa c’è sempre stato un Bologna europeo, quando ho capito che non l'avremmo fatto ho considerato chiuso il miniciclo".
Nel suo racconto c'è spazio anche per un clamoroso retroscena di mercato a tinte rossonere, rifiutato sull'onda dell'emozione per un trionfo storico: "Al Milan ho detto di no dopo la vittoria in Coppa Italia. Il mio primo trofeo ha creato entusiasmo a Bologna e in me, avevo emozioni che non volevo trascurare e ho cercato di viverle. A volte chiudo gli occhi e vedo i 30mila dell’Olimpico, i tifosi mi sono rimasti addosso".
Infine, Italiano ha passato in rassegna le questioni tecniche legate alla sua ex squadra. Nessun passaggio di consegne telefonico con il suo successore, Domenico Tedesco, per una precisa scelta etica: "Non l'ho chiamato perché rischi di farti dei preconcetti, e lui non ha chiamato me, e condivido. Ma gli dico che sta lavorando con un gruppo fantastico". Chiosa finale dedicata ai singoli, dalla soddisfazione per la crescita di Castro al retroscena sul bomber della Roma ("Dovbyk? Sì, ci avevamo già fatto un pensiero a gennaio"), fino a un augurio speciale per la bandiera rossoblù: "Orsolini rinnova? Spero di sì, non vedo un Bologna senza Orso e viceversa".
Andrea Alati
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