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domenica 9 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Riforma arbitrale, Malagò apre il dossier più delicato: professionismo e autonomia al centro del confronto

Un percorso già avviato durante la precedente gestione federale di Gabriele Gravina, ma rimasto senza una soluzione definitiva e ora affidato al nuovo corso della Federazione. A riportarlo le informazioni pubblicate da Il Messaggero.

Riforma arbitrale, Malagò apre il dossier più delicato: professionismo e autonomia al centro del confronto
Sistemata la partita legata alla Nazionale, il presidente della FIGC Giovanni Malagò si prepara ad affrontare uno dei temi più complessi del calcio italiano: la riforma del sistema arbitrale. Un percorso già avviato durante la precedente gestione federale di Gabriele Gravina, ma rimasto senza una soluzione definitiva e ora affidato al nuovo corso della Federazione. A riportarlo le informazioni pubblicate da Il Messaggero.

Riforma arbitrale, Malagò apre il dossier più delicato: professionismo e autonomia al centro del confronto

Il primo passaggio fondamentale sarà rappresentato dalle elezioni dell'AIA, previste per il prossimo 10 ottobre, quando verrà scelto il successore di Antonio Zappi, dimessosi dalla presidenza dopo la conferma della sanzione disciplinare. Solo dopo la definizione della nuova guida dell'Associazione Italiana Arbitri potrà prendere forma un confronto concreto tra FIGC e mondo arbitrale. Nel frattempo Malagò ha scelto la continuità nella gestione tecnica, lasciando al Comitato nazionale già in carica durante la precedente presidenza il compito di procedere alle nuove nomine. Tra le decisioni più rilevanti figurano l'affidamento della CAN a Daniele Orsato e l'introduzione del ruolo di direttore tecnico, assegnato a Domenico Messina, una figura pensata per separare maggiormente la componente tecnica da quella politica. La corsa alla presidenza AIA vede al momento come possibili protagonisti Francesco Massini, attuale vicepresidente vicario e vicino alla linea della precedente gestione, e Narciso Pisacreta, ex arbitro internazionale. Non è escluso l'inserimento di altri candidati, mentre resta da valutare anche la posizione di Gianluca Rocchi, recentemente uscito dal ruolo di designatore della CAN A e B dopo l'inchiesta della Procura di Milano poi archiviata.

Il futuro presidente dell'AIA avrà davanti una doppia sfida: restituire credibilità all'associazione e ridisegnare un sistema considerato da tempo poco rappresentativo della base arbitrale. Tra gli obiettivi indicati c'è anche una revisione del meccanismo elettorale e una maggiore distinzione tra gestione politica e valutazione tecnica.

Il nodo principale, però, resta quello della riforma complessiva del settore. Gli arbitri chiedono maggiore professionalità, più risorse e strumenti adeguati alla crescita del movimento, ma considerano imprescindibile il mantenimento dell'autonomia. Proprio questo aspetto aveva frenato il progetto portato avanti da Gravina, ispirato al modello inglese della PGMOL, con la creazione di una struttura separata dall'AIA e controllata dalla FIGC per la gestione degli arbitri di Serie A e Serie B. Il progetto prevedeva arbitri professionisti con contratti a tempo determinato, stipendi fissi, diritti d'immagine, un budget autonomo e una governance indipendente. Una proposta che, secondo il mondo arbitrale, non veniva contestata per il principio del professionismo, ma per il rischio di una riduzione dell'indipendenza tecnica e associativa. Ora toccherà a Malagò e al prossimo presidente AIA trovare un equilibrio tra le diverse esigenze: garantire agli arbitri una struttura moderna e professionale senza compromettere quell'autonomia che il movimento considera un elemento fondamentale per la credibilità delle decisioni sul campo. Una riforma complessa, destinata a essere uno dei principali banchi di prova della nuova FIGC.  
Andrea Fiorentino · Redattore