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Mai così tanti, mai così forti: i 5 centrali del Napoli, virtù o paradosso?

In cinque per due maglie, o forse, in quattro per una sola, dal momento che Kalidou Koulibaly è, insieme a Reina, il solo calciatore nella rosa del Napoli a non aver finora saltato neanche un minuto della stagione. Un’abbondanza importantissima, che il Napoli non ha mai avuto nel reparto dei difensori centrali in epoche recenti.

Dando un po’ di numeri, che ovviamente non raccontano tutta la verità, il valore economico del pacchetto dei centrali difensori azzurri si è innalzato di più del doppio, essendo attualmente stimato sui 62,5 milioni di euro, contro i 28,5 della stagione 2015/2016, i 29,1 della stagione 2014/2015 e i 26,5 della stagione 2013/2014 (dati Transfermarkt). Ben 35, di questi 62,5 milioni, sono quelli che il Napoli ha speso solo quest’estate per Maksimovic (25) e Tonelli (10), circa 15 in più in coppia di quanto al Napoli erano costati i due titolari Albiol e Koulibaly.

Se consideriamo poi che la valutazione che il Napoli fa del senegalese, oltre che quella che ne hanno fatto in sede di mercato Chelsea ed Everton, è di gran lunga superiore rispetto ai 28,5 milioni riportati da Transfermarkt, il dato crescerebbe ulteriormente. Non serve far ricorso ai numeri del resto, per rendersi conto che il Napoli, nell’era De Laurentiis, non ha mai avuto a disposizione al centro della difesa un numero così elevato di giocatori di tale spessore: un astro nascente del ruolo a livello europeo, un campione del mondo ex Real Madrid, il capitano della nazionale rumena, un giocatore di comprovata affidabilità e di sicuro avvenire come Maksimovic e per finire uno dei migliori difensori italiani della passata stagione, scelto da Antonio Conte per lo stage che ha preceduto le convocazioni ad Euro 2016.
Già, per finire Lorenzo Tonelli: 0 minuti in stagione per quello che resta il terzo difensore più pagato in epoca De Laurentiis. Sarebbe facile adesso, nel nostro immaginario, declassare il toscano al ruolo di giocatore di seconda fascia, solo perché non gioca. Forse con i piedi non sarà elegante quanto gli altri quattro, ma basterebbe rivedere le sue partite dell’anno scorso, non ultime quelle contro gli azzurri, per rimembrare come le sue qualità di marcatore ne fanno un giocatore che a questi livelli può certamente starci. Non a caso era al centro di tante voci di mercato che non riguardavano esclusivamente il Napoli, ma anche le squadre della capitale.

Perchè non gioca mai? Al di là dei problemi fisici accusati in estate, non si può considerare assurdo che l’ex Empoli non abbia ancora trovato spazio, se per una maglia da titolare ci sono adesso ben tre scelte di tale valore (due, con Albiol ai box). Maksimovic ha convinto dall’esordio col Benfica, si è confermato a Bergamo in una brutta giornata per i suoi compagni, è stato il migliore in campo a Crotone. Chiriches, che all’improvviso sembrava esser diventato l’ultimo arrivato, ha ben fatto contro l’Empoli ed è stato preferito al serbo per la trasferta clou dello Juventus Stadium, dove, uscita un po’ morbida sul gol di Higuain a parte, è stato uno dei migliori in campo. Chissà poi il serbo ed il rumeno quanti minuti in meno avrebbero giocato, se Albiol non si fosse mai fermato per un problema fisico.

Che Tonelli ad oggi non giochi, dunque, è anche comprensibile. La domanda però a questo punto sorge spontanea: è una virtù che il Napoli abbia tra gli elementi di ultima scorta giocatori di questo valore tecnico ed economico? Certamente, c’è da esserne soddisfatti. Va detto però, che questa abbondanza non è del tutto omogenea in una rosa che nonostante il quasi totale reinvestimento dei soldi incassati in estate tra la Champions e la cessione di Higuain palesa ancora qualche limite strutturale non colmato. Vedi un terzino in più, con Maggio che è un professionista immenso a cui il popolo di Napoli non può che esser riconoscente, ma che ha evidentemente effettuato qualche tagliando di troppo e con Strinic che non ha mai convinto del tutto il tecnico sui movimenti difensivi e che a gennaio sarà costretto a fare gli straordinari con Ghoulam in Coppa D’Africa. D’altronde i nomi di Vrsaljko, Fabinho, Criscito, De SciglioDonati e Santon non sono di certo stati tutti accostati al Napoli esclusivamente da fantasticherie dei media.
E ancora ci sarebbe il caso El Kaddouri, giocatore dai pregi, ma anche dai limiti, ormai ben noti: dapprima finito ai margini del progetto e poi ‘costretto‘ a tornare protagonista, malgrado il contratto in scadenza, a causa delle defezioni in attacco. L’attacco, dove ancora regna l’equivoco Gabbiadini.

Un investimento da 10 milioni non sarebbe stato più utile per qualcuno che aiutasse Milik a raccogliere in maniera più congeniale l’eredità di Higuain, il cui peso è stato forse leggermente sottovalutato?
Per una squadra come il Napoli, che non è il Manchester City, per intenderci, e che alle spalle non può contare su uno sceicco o una cordata di imprenditori cinesi e che neanche ha un fatturato che si avvicini a quello della Juventus, per toccare un tema molto in voga da queste parti, avere un quinto difensore centrale da 10 milioni è senz’altro un lusso. Un lusso che testimonia la crescita esponenziale del club negli ultimi anni. Ma è un lusso che il Napoli può permettersi in tutti i reparti?
Verrebbe da dire di no, se nella partita simbolicamente (e non solo) più importante della stagione, Sarri non ha avuto a disposizione un attaccante di ruolo che potesse rimpiazzare Milik ed ha dovuto adattare un esterno, tra l’altro pregiudicandosi la possibilità di sfruttarne il potenziale nel ruolo a lui più consono ed in cui finora in questa stagione stava facendo sfracelli.

L’equivoco forzato del falso nueve, in una squadra, val la pena ricordarlo, che è vero che è l’unica che va in Europa da sei anni consecutivi, ma che è anche l’unica che per sei anni consecutivi ha potuto costruire i propri successi attorno ad un centravanti di primissima fascia (Cavani prima, Higuain poi) che facesse, a volte anche da solo, tutta la differenza del mondo.

Andrea Falco