Napoli

Insigne, imbronciato e fischiato dai tifosi. A volte basterebbe “una ciofeca”

Insigne

Il 5 marzo 2011, l’attuale tecnico del Napoli Rino Gattuso realizzava il gol vittoria contro la Juventus, spianando la strada al Milan per il diciottesimo scudetto. “Una ciofeca”, simpaticamente definì quel tiro sbilenco l’allora ex centrocampista rossonero, ma che servì comunque a battere un certo Buffon. Ecco, qualche volta un gollonzo, una realizzazione casuale, non particolarmente spettacolare ma realizzato con rabbia, può far ritrovare sorrisi che sembrano smarriti. Altro che 4-3-3…

Insigne, imbronciato e fischiato dai tifosi. A volte basterebbe “una ciofeca”

Malinconia, meteoropatia. Sentimenti contrastanti che aleggiano e governano una stagione che sta per salutare il nuovo anno e la prima parte di un campionato sin qui disastroso. Schiacciato da un numero infinito di pressioni, il ragazzo non giocava contro Ancelotti, come qualcuno ha dubitato dopo l’esonero del tecnico martedì scorso: sta giocando contro se stesso. Fermarsi, preparare la valigia e arrendersi già significherebbe macchiarsi di uno spreco senza precedenti. Una sorta di harakiri professionale, uno sconforto totale per l’intero popolo azzurro. Umorale, sì. Ma mai infedele. E il muso incupito di Insigne è la fotografia di questo momento: il più beccato dai tifosi napoletani, lo “scugnizzo” oltre a sbagliare molti palloni si divora un’occasione colossale a metà del primo tempo che potrebbe riportare i suoi in situazione di parità. Da capitano è generoso, altruista (concede il rigore, poi non accordato dal signor Di Bello a Milik) applaude sempre ogni giocata anche sbagliata dei suoi compagni, ma deve fare molto di più. Non deve soffrire più di vittimismo, rialzi la testa e non si limiti agli effetti speciali: il pallone lo butti in porta. Anche tirando una ciofeca

Andrea Fiorentino