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TMW – Consigliere AIC Coppola: “è inutile ora proporre situazioni, solo alla ripresa si potrà capire quale è la strada da battere”

Coronavirus

La situazione legata all’emergenza nata a causa del Coronavirus ha messo in ginocchio l’economia dell’Italia. A farne le spese è anche il sistema calcio, colpito pesantemente dallo stop imposto dal governo per prevenire la sicurezza nazionale. L’incertezza in cui si naviga in questo momento, rende molto difficile prendere decisioni idonee per la rinascita dell’intero Paese. Il consigliere AIC Danilo Coppola, in un’intervista esclusiva rilasciata a TuttoMercatoWeb, ha provato a fare un quadro generale della situazione.

Coppola: “è inutile ora proporre situazioni, solo alla ripresa si potrà capire quale è la strada da battere”

L’intervista rilasciata dal consigliere AIC ha toccato diversi temi fondamentali legati alla situazione calcistica che sta vivendo l’Italia. Di seguito le dichiarazioni di Danilo Coppola

Cosa sta succedendo nel calcio professionistico?

“Sta cambiando la prospettiva, soprattutto nel sud del parse dove all’inizio non c’era stata la reale percezione della situazione, che aveva colpito prevalentemente il nord Italia, dove in effetti il problema era stato da subito evidente.

Questo non ha permesso a nessuno di avere la giusta visione della situazione, e anche adesso diventa difficile parlare con esattezza del futuro, fintanto non si riprenderanno almeno gli allenamenti è impossibile fare previsioni. Da questo punto in poi si potrà programmare.

Se non ci sarà una ripresa sarà scontato circa il 90% del mondo calcistico, ma non c’è ora modo di fare la cosiddetta scelta giusta che tenga unito e in piedi il sistema: tutto dipende dal virus e dal suo corso”.

Ripresa durante i mesi estivi. Qual è la situazione legata ai contratti?

“Tramite accordo sindacale, possiamo fare una proroga, ma serve una norma di UEFA e FIFA che estenda questo a tutti i campionati. Non solo all’Italia”.

Quanto sono determinanti Uefa e Fifa in questo momento?

“Molto, anche perché tante decisioni globali spettano a loro. Io spero che diano intanto una proroga della scadenza dei termini del campionato, ma oltre a questo servirà poi anche un intervento del Governo. Vedo improbabile che lo stato si accolli tutto il danno che comunque ci sarà, ma il calcio è uno dei motori dell’economia nazionale, basti pensare ai soldi che muove solo con i diritti tv, e mi auguro che si questo sia tenuto conto. Ci si deve tendere la mano a vicenda”.

Riguardo la vicenda del taglio degli stipendi?

“Il problema del taglio degli stipendi colpirebbe tutti, perché ci sono tanti calciatori che hanno attività parallele, come aziende o alberghi, che devono rispettare gli impegni presi. Presi per altro sulla base di quanto percepiscono. Anche le leghe che si sono sbilanciate per richiedere questa rinuncia si sono accorte che è prematura la richiesta, bisogna prima aver chiara la visione di cosa sarà del sistema calcio: è inutile ora proporre situazioni, solo alla ripresa si potrà capire quale è la strada da battere”.

Quali sono i rischi concreti che corre il sistema calcio?

“Chiaramente ci saranno degli scontenti, e chi sarà deluso dalle scelte potrebbe anche rinunciare a far parte del sistema: il rischio è di perdere le persone che possono fare il calcio. Ma chiaramente il Consiglio Federale, con i poteri conferitigli dallo statuto in situazioni di calamità, valuterà anche questo aspetto”.

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