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Dott. Martella, vicepresidente L.A.M.I.C.A.: “Se protocollo non cambia, medici sociali potrebbero dimettersi” [ESCLUSIVA]

Coronavirus Serie A
A Radio Marte nel corso della trasmissione "Si gonfia la rete" di Raffaele Auriemma è intervenuto Michele Martella, vice Presidente L.A.M.I.C.A.

A Radio Marte nel corso della trasmissione “Si gonfia la rete” di Raffaele Auriemma è intervenuto Michele Martella, vice Presidente L.A.M.I.C.A. e medico sociale della Ternana.

Dott. Martella, vicepresidente L.A.M.I.C.A.: “Se protocollo non cambia, medici sociali potrebbero dimettersi” [ESCLUSIVA]

“Responsabilità medici sportivi? La decisione dell’INAIL di inserire la malattia da COVID-19 come infortunio è stata decisiva, questa cosa nel nostro ambito crea molti problemi. Qualora ci fosse un positivo e questo chiedesse un risarcimento ulteriore e qualora la malattia durasse più di 40 giorni, cosa molto probabile, per la legge italiana si configurerebbe un reato penale di lesioni colpose. Questi procedimenti potrebbero anche scagionare tutti ma ovviamente tutti sono preoccupati e non vorrebbero di certo finire in tribunale. I protocolli che sono stati proposti hanno indubbiamente molte lacune. Da un punto di vista medico ci sono talmente tante prescrizioni e difficoltà che il rischio di non poter attuare i protocolli è grande, soprattutto per le squadre minori.

Ripresa campionato? Ancora molto in dubbio per tanti motivi. Uno è quello tecnico-organizzativo: per esempio in Umbria non è possibile fare i tamponi ogni 3 giorni perché sono riservati alle strutture pubbliche e non possono essere richieste da privati. Spostare un calciatore da una regione all’altra creerebbe grandissime difficoltà. In più ci sono lacune, bisognerebbe fare esami complessi ma c’è ignoranza nel mondo. Ultimamente si è capito che nei giovani il virus dà problemi alla pelle o cardiovascolari. C’è un punto di vista medico e anche quello legale, della sorveglianza. Peraltro se il giocatore torna a casa sua resta meno comprensibile come il medico possa essere responsabile.

Se non cambiano le cose, non è da escludere una serrata dei medici sociali, non so se ci sarà una serrata organizzata però nelle conference call fatte tra i medici della Serie C con il Presidente di Lega, molti colleghi – anche di Serie B – ci hanno detto che sarebbero pronti a dare le dimissioni. Ci sono anche fattori assicurativi, perché le assicurazioni non riconoscono il coronavirus come infortunio. Sarebbe un disastro totale, vedremo come andrà avanti. Io credo che il campionato di Serie A riprenderà, per la B e la C sarà complicato. Consideriamo che per seguire tutto, i medici dovrebbero lavorare per il club a tempo pieno. In Serie A è così, ma in Serie C nella gran parte dei casi no.

Protocolli gara? Alla fine non è così diverso dall’allenamento di gruppo. Bisognerà adeguare strutture e regolamentare i viaggi ma sono cose facili seppur costose da fare, se c’è volontà si fanno. Il distanziamento allo stadio sarà invece tema più complesso. Per la Serie A, parte della Serie B e qualche club di C potrebbe essere possibile, per altre società minori sarà difficile adeguarsi”.

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