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Milan, Pioli: “Se il club fosse una donna sarebbe mia moglie. La vita che volevo è tutta qui. Ibra ha donato la sua cultura del lavoro ai ragazzi”

Pioli milan

L’allenatore dei rossoneri rilascia una lunga intervista ai microfoni Sky, noi riportiamo gli spunti più interessanti che ripercorrono la stagione pre e post Ibrahimovic, il rapporto col club e gli obiettivi. “A me piace molto la musica. È uscita da poco una canzone dei Negramaro, si chiama Contatto. C’è una frase che dice La vita che volevo è tutta qui, gli amici che sognavo, proprio così. Questa frase racchiude un po’ il mio momento”. “La prima parte del lockdown, in cui siamo rimasti a casa e abbiamo staccato, è servita a tutti. È servita a me ed è servita anche ai giocatori, per questo ho deciso insieme al mio staff di lasciarli tranquilli per le prime due settimane. Ci sentivamo ogni tanto, ma non li abbiamo stressati. Dopo è arrivato il momento giusto per ritrovarci, vederci, riallenarci tutti insieme. Pur stando lontani, stranamente ci siamo ricompattati di più durante il lockdown. Parlandoci spesso, abbiamo individuato meglio quale fosse il nostro obiettivo, focalizzandoci sulla strada da intraprendere con le nostre possibilità”.

Milan, Pioli: “Se il club fosse una donna sarebbe mia moglie. La vita che volevo è tutta qui. Ibra ha donato la sua cultura del lavoro ai ragazzi”

“Se il Milan fosse una donna, sarebbe mia moglie. Sono sposato con mia moglie da 32 anni, è l’amore della mia vita, quindi significa che anche il Milan… È stato un anno gratificante, alleno un grandissimo club, alleno un gruppo di ragazzi che mi piace, mi piace il loro comportamento, pur essendo così giovani sono già responsabili, quella che stiamo vivendo nel mondo è una situazione molto particolare e delicata anche per loro. Quando sono arrivato qui la prima volta mi sono subito sentito bene con tutti, qui c’è il meglio possibile per poter lavorare bene. Ibra? La trattativa per l’arrivo di Zlatan è iniziata molto prima della partita contro l’Atalanta (Atalanta-Milan 5-0 del 22 dicembre 2019, ndr). L’ok di Ibrahimovic è arrivato proprio nei giorni successivi alla sconfitta di Bergamo, ma la società mi aveva parlato già prima di questa possibilità, io l’ho presa molto positivamente. Sapevo che avevamo bisogno della sua personalità, della sua forza, del suo carisma, quindi eravamo tutti pronti ad accogliere Zlatan. Io ho sempre pensato che Ibra fosse il giocatore giusto per il nostro gruppo e per il nostro modo di giocare. Lo vedevo adatto soprattutto alla nostra mentalità, per provare a dare una cultura del lavoro importante all’interno di questa squadra. Non ho mai avuto dubbi. Dobbiamo continuare con questa voglia di stare insieme, di crescere, di puntare al massimo, perché siamo in un grande club e possiamo toglierci delle belle soddisfazioni. Pensare di fare nove mesi come li abbiamo fatti noi, con tutti questi risultati, diventa difficile. Però ci abbiamo creduto, abbiamo lavorato tanto. Ci siamo conquistati tutti questi risultati importanti. A gennaio non avevamo l’obiettivo di chiudere l’anno in testa, è un obiettivo che abbiamo costruito pian piano, lentamente abbiamo iniziato a pensare che dopo aver cambiato modo di giocare tante situazioni hanno iniziato a darci ragione: in questa prima parte di stagione abbiamo centrato il primo posto nel girone di Europa League e il primo posto in campionato. Diciamo che è un mini-obiettivo che non ci dà nessun trofeo, ma che ci aiuta a capire che livelli possiamo raggiungere e a che livelli possiamo competere. Secondo me siamo a metà della salita, ma la salita è ancora lunga, piena di difficoltà, è ancora ripida, c’è tanto da fare, dobbiamo pensare partita per partita continuando a giocare un calcio che ci piace, un calcio propositivo per segnare un gol in più degli altri. Per adesso il nostro obiettivo è solo questo, poi c’è ancora spazio per provare a raggiungere qualcos’altro. Siamo un gruppo molto giovane, un gruppo che si impegna tanto, che dà il massimo e che poi trova felicità nei risultati, speriamo possa durare ancora a lungo. Astori? L’esperienza che ho vissuto a Firenze, insieme alla perdita di mio padre l’anno scorso, mi ha portato ad avere due angeli custodi in più. Ci sono anche loro in questa bella stagione al Milan”.

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