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Lazio, caso tamponi: “Palese responsabilità dei medici e Lotito doveva imporre l’isolamento”

Claudio Lotito presidente lazio

“Sarebbe paradossale ritenere escluso l’obbligo della comunicazione dei positivi all’Asl a carico delle società professionistiche. La Lazio non ha posto in essere le conseguenti misure di comunicazione idonee ad attivare le conseguenti attività da svolgere in stretta interlocuzione con l’autorità sanitaria.” Sono state motivate le intenzioni del Tribunale Federale sul caso tamponi in casa Lazio. Le mancante comunicazioni dei positivi all’Asl erano compito dei medici, non del laboratorio Synlab che le aveva riscontrate. Dunque, Ciro Immobile e Djavan Anderson dovevano restare in isolamento per 10 giorni e non partecipare a Torino-Lazio e Lazio-Juve. Le condanne del 26 marzo scorso: 7 mesi a Lotito, 12 ai medici Rodia e Pulcini, 150mila euro di multa alla Lazio.

Lazio, caso tamponi: “Palese responsabilità dei medici e Lotito doveva imporre l’isolamento”

Il patron biancoceleste Claudio Lotito non è imputabile “dello specifico obbligo contestato di dover procedere personalmente a comunicazione all’Asl i nominativi dei soggetti positivi”, ma avrebbe “dovuto imporre, unitamente ad altri soggetti qui non deferiti, compresi gli stessi calciatori, un comportamento idoneo e vietare categoricamente ai positivi di poter rientrare nei ranghi della squadra ed imporre loro l’isolamento previsto”. La Lazio aveva contestato il protocollo federale che non era mai stato approvato dal Coni. Ora ha un mese di tempo per presentare ricorso alla Corte Federale. Lotito punterebbe all’assoluzione, considerando i campi d’accusa diretti e circoscritti solo ai medici, come minimo allo sconto o al mantenimento della condanna.

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