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Inter-Napoli, la conferenza di Spalletti: “Mi aspetto una gara di alta intensità, importante ma non definitiva. L’assenza di Politano? Non deve essere un alibi…”

Alta tensione. E intensità. A caccia dell’undicesima: il big match di questa tredicesima giornata di Serie A, Inter-Napoli sarà l’occasione per gli azzurri di allontanare ancor di più i campioni d’Italia in carica dalla lotta per lo scudetto. Luciano Spalletti, ex col dente (relativamente) avvelenato, esonerato nel 2019 dal sodalizio Suning, da tecnico del Napoli presenta oggi dal quartier generale azzurro di Castel Volturno la sfida.

Inter-Napoli, la conferenza di Spalletti: “Mi aspetto una gara di alta intensità, importante ma non definitiva. L’assenza di Politano non deve essere un alibi”

“Che possa succedere qualcosa all’ultimo momento fa parte delle difficoltà della stagione. Forse vi siete dimenticati che nelle prime due partite di campionato noi abbiamo giocato con tre centrocampisti perché s’è fatto male Demme, così come Zielinski dopo 20′ col Venezia. Inoltre non si aveva Anguissa. Si giocava con tre centrocampisti di numeri e si giocava con quelli lì. Si lascia il dubbio prima di giocare che l’assenza di un giocatore ci faccia perdere la partita o ci faccia fare una provo sotto livello? Questo è un ragionamento scorretto”. Così Luciano Spalletti esordisce in conferenza di vigilia contro l’Inter (domani a San Siro ore 18 il fischio d’inizio): spazza via le tensioni e butta acqua sul fuoco, con la sua proverbiale calma, stemperando anche l’ansia emotiva post positività di Matteo Politano.

“Che partita sarà? Questa sarà una partita in cui tutte e due le squadre andranno alla ricerca della vittoria perché hanno bisogno dei tre punti. Loro stanno in campo con una conformazione geometrica diversa dalla nostra e ci sarà da coprire gli spazi che loro prenderanno in fase di possesso perché loro sono bravi con gli esterni a tutta fascia. Le intenzioni sono sane da parte di tutte e due le squadre. L’Inter ha fatto vedere in passato e quest’anno con Inzaghi di fare bene. Emozioni da ex? Con me diventa facile questo discorso perché io parlo con pochi, io sono sempre solo. Amici, non amici, spero che non mi fischino e queste cose qui? Per me la gente può fare ciò che vuole. Ho preso fischi e insulti da tante parti. Ma io guardo il mio lavoro, non quello degli altri. Quando vado via dal club guardo se ho lasciato i conti migliori e se ho vinto qualche partita. Ma si pensa a ciò che faccio io, non paragonato a ciò che fanno gli altri. Poi uno dà il taglio che vuole alle cose. In base alle amicizie e i contatti che si hanno. Io ho finito all’Inter con la difficoltà della gestione in quel momento lì, con tutto ciò che veniva fuori per creare delle difficoltà. Non ho dato colpa a nessuno di quel quarto posto, ho finito e sono andato a casa perché mi avevano mandato a casa. E’ chiaro che delle valutazioni poi vadano fatte perché sono in base alle possibilità che uno ha a disposizione. Se uno ha la possibilità di spendere di 240 milioni di stipendi non è uguale a chi ha un monte ingaggi da 100 milioni. Non si va a prendere giocatori fermi a casa, ma giocatori dal Chelsea, dal Manchester City, più abituati a vincere rispetto ad altri. Per me sarà una partita come tutte le altre perché io sono abituato a vivere intensamente tutto ciò che faccio e lo vivo in diretta. Non si prepara niente. Anch’io sono curioso di vedere che reazione avrò quando sarò a San Siro. Ogni cosa che faccio la vivo con sentimento e le faccio seriamente. Lì ho preso delle decisioni e l’ho fatto volentieri perché un allenatore deve essere giusto per il bene del gruppo. L’esperienza all’Inter mi ha dato tanto e voglio ringraziare i tifosi, a prescindere dal trattamento che mi riserveranno. Ringrazio anche i calciatori, con cui ho un grandissimo rapporto. Mi sono continuato a sentire con qualcuno di loro e c’è stima dopo la nostra collaborazione. Vado orgoglioso di aver ridato forza a quello che era una conformazione della Pinetina lì, anche i giardinieri hanno messo a posto delle cose per me, come alzare le piante. Abbiamo dato continuità alla cappella in onore di Angelo Moratti, venivano da Roma a celebrare la messa prima di ogni partita. Sono dei momenti belli che porterò sempre con me e mi hanno dato la possibilità di emozionarmi fortemente. Ad ogni modo questa partita sarà importantissima per tutte e due, ma definitiva mai. Ci sono squadre forti in campionato e delle difficoltà momentanee che possono arrivare da ogni partita. Non è una rivincita, è un passaggio importante, un’altra piccola fetta di felicità, per tutte le persone che ci seguono. La dignità è battersi per chi ti vuole bene, non per essere famoso. Abbiamo una città dietro che freme, mi ha detto Santoro che alla partenza ci saranno 1000 persone per salutarci, si sente che la vivono così: anche se rimangono a casa organizzano da giorni per essere tutti insieme. Questa cosa ci deve per forza far riflettere sul nostro comportamento. Le certezze di quanto fatto fin qui – prosegue Spalletti -, delle qualità esibite dai nostri calciatori, di migliaia di persone che ti vogliono bene e ti sostengono se casomai una volta ti venisse il dubbio di non farcela ad essere fortissimo. La nostra gente pensa che noi siamo una squadra fortissima. Di dubbi non ce ne sono. Noi andiamo lì per fare la partita. C’è un avversario che ha le nostre stesse qualità, dei calciatori di livello come il nostro e un allenatore che ha un’esperienza su quel gioco che gli fa fare e ha trovato una squadra che ha già fatto quel gioco negli anni precedenti. Ci saranno delle difficoltà, le stesse che dicevamo prima, ma ci vuole il coraggio per affrontare queste difficoltà. Si fa spazio a quelli che non vedono l’ora di affrontarle le difficoltà”.

“Piotr può giocare nella posizione di Politano, così come Elmas, o anche altri. Lozano comunque sta bene, ha giocato giovedì, ha ore e ore di viaggio sulle spalle, ma è voglioso, ci ho parlato anche stamattina, è sorridente perché è uno molto positivo, dolcissimo e professionale. I suoi commenti sul futuro? È normale avere ambizioni, le devono avere tutti, poi mi auguro che a fine stagione riceva l’interesse di club che lui ritiene più importanti, significherebbe che ha raggiunto quelli che poi sono i nostri obiettivi. L’anno scorso rimanendo fuori dalla Champions non abbiamo ricevuto una richiesta. Se vogliono avere richieste devono fare risultati. È sempre la vittoria che ci dà visibilità, la sconfitta riporta tutti dentro la stessa dimensione”.

Differenze Milano e Napoli, poi la nazionale di Mancini e i playoff per i Mondiali. “All’Inter c’era un presidente di una nazione diversa, ma il figlio era presente spesso a Milano. De Laurentiis invece la vive direttamente, ci sentiamo al telefono perché vuole sapere le cose, segue tutto più da vicino e ti fa sentire la sua presenza. Zhang sorvegliava più a distanza. Mi dispiace per l’Italia, ma Mancini metterà a posto le cose. L’Italia già meritava il passaggio diretto, poi non so perché non sono arrivati i risultati, un po’ di sfortuna a volte nel calcio c’è”.

Elogi per Koulibaly. “L’abbiamo già detto cosa rappresenta per noi, non soltanto per me. Ci vogliono degli esempi, diventa difficile trovare ancora parole. Questa settimana è successo che quando è arrivato, al primo allenamento, è andato in scivolata ed è andato col ginocchio sotto. Ha sentito male, è rimasto per terra. Si è fermato l’allenamento. In un attimo c’erano anche i magazzinieri attorno a lui, oltre che tutti i calciatori, in attesa di vedere la reazione sua. Dopo tre minuti hanno ricominciato a giocare e tutti guardavano verso la panchina, non giocavano la partitina, volevano vedere se rientrava o no. A me non interessa se Maradona è stato il più grande calciatore o meno, mi interessa sapere quello che ha lasciato. E’ quello lì. Non è quello che dico io, ma quello che provano tutti quello che significa poi l’importanza del soggetto all’interno di un gruppo. E quando poi in Europa League si è detto che vogliamo essere tutti come il vatusso Koulibaly è stato un gioco di parole, ma sta a significare che tipo di persona è. Io sono stato fortunato ad averlo, ma la fortuna con me non ha finito, ne avrò altri di calciatori così. Nestor Sensini era un calciatore così: entrava nello spogliatoio e tutti lo salutavano, aveva un grande rispetto, senza che neanche parlasse. Era il rispetto che s’è guadagnato con la sua carriera”.

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