Genoa Interviste

Genoa, Maran: “È un periodo surreale. Prima gioivamo per un gol, oggi per un negativizzato”

Maran

Il tecnico del Grifone torna a parlare dopo un periodo nero per il suo club: la partita persa a Napoli, contagi a go go, lo stop agli allenamenti. Ora sembra, piano piano, tornare il sorriso sul volto dell’ex allenatore di Catania, Chievo e Cagliari. E alla Gazzetta dello sport fa il punto della situazione, partendo dai momenti più bui. “Ci è passato sopra un tir”, in sintesi il Maran-pensiero.

Genoa, Maran: “È un periodo surreale. Prima gioivamo per un gol, oggi per un negativizzato”

“Impensabile. Non voglio dire incredibile, perché il Covid è una cosa seria, ma non ci aspettavamo che potesse colpirci in quella misura e con quella forza. Avevamo sempre fatto le cose con grande cautela ed attenzione. Invece da quel giorno ci sono stati pochi allenamenti, nessuna partita, e se prima gioivamo per un gol, adesso esultiamo per un giocatore negativizzato. Siamo su questi livelli. Una premessa (tornando sulla gara al San Paolo contro il Napoli, che ha visto il suo Genoa soccombere 6-0, ndr): quel giorno abbiamo curato ogni minimo dettaglio. Per cautela s’era deciso di partire il giorno successivo per Napoli, allo scopo di proteggere noi stessi e gli altri. Sul momento non avevamo realizzato la situazione, pareva una suggestione dei ragazzi dopo quel che era successo a Mattia (Perin, ndr) e a Schöne sentire qualche malessere. Invece tutto questo ha influito sui giocatori, l’abbiamo capito parlando con loro nei giorni successivi. Nessuno l’aveva palesato per non tirarsi indietro e poter scendere in campo, da una parte è meritorio”.

Un altro accenno ad uno di quei venti giorni più folli che il Genoa e lui stesso abbiano mai vissuto. “Ricordo una vigilia stranissima, una notte tutti in piedi a fare i tamponi cercando di mantenere sempre le distanze. Non è stato il modo migliore per preparare una gara, ma era nostro dovere agire così. Un periodo surreale, devo dire grazie a tutta la Primavera del Genoa, compresa dirigenza e l’allenatore, per la loro disponibilità. Nei primi giorni eravamo, sei, sette, otto giocatori… pensare che tutto il resto della squadra era a letto, conciata in quel modo. Solo noi in Italia e forse in Europa abbiamo vissuto una cosa del genere, non è stato semplice per nessuno gestire un momento così traumatico. I tempi di recupero dei negativizzati? Non è possibile dirlo. Parliamo di una situazione anomala, i cui effetti sui singoli sono sconosciuti. Viviamo alla giornata, ascoltando le sensazioni dei ragazzi. Ricordandoci, poi, che abbiamo passato un lungo periodo complicatissimo, ma che adesso ce ne aspetta un altro altrettanto complesso. Perciò è necessario che quanto accaduto ci dia ancora più compattezza pensando al futuro”. Poi la strada da seguire. “Ho il dovere di stare davanti portando la bandiera, ma mostrando alla squadra ciò che provo davvero, senza finzioni. La lezione? Dobbiamo trovare la forza di continuare a vivere, e qui non parlo di impatto della pandemia sul calcio, ma sull’esistenza delle persone, sulla vita familiare, nello studio, con una coscienza tale da non mettere a repentaglio nessuno. Così tutto sarà meno difficile”, conclude.

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