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Italia, “Insigne e gli attaccanti interrotti”: Il Foglio e l’analisi sul “non vincente” Lorenzo

Insigne

Su Il Foglio, un’analisi critica (e in molti tratti a ragione, ad onor del vero) a firma del collega Giuseppe Pastore della carriera del capitano del Napoli e star assoluta (ma spesso deprezzata) di questa nazionale di Mancini.

Italia, “Insigne e gli attaccanti interrotti”: Il Foglio e l’analisi sul “non vincente” Lorenzo

Quando ci offendiamo? Quando ci immedesimiamo in un’idea di noi che sentiamo disconfermata. Questa è la (fastidiosa) conditio sine qua non del talento di Frattamaggiore ogni qual volta si parla di lui. Un “interrotto”, a tratti incompreso. Talvolta irritante per il talento che Eupalla gli ha dato. Lorenzo finisce dunque una volta e ancora nel mirino della critica giornalistica nonostante le sue due prestazioni nelle prime due gare dell’esordio siano state positive (condite anche da un gol); inoltre il capitano del Napoli è reduce dalla sua migliore stagione con la maglia azzurra con 19 gol in serie A (come ben evidenzia lo stesso collega del quotidiano Il Foglio).

E stavolta, i suoi tifosi che spesso sono stati critici nei suoi confronti, si ergono in sua difesa. Temere di offendere è la nostra collusione con questo potere e con questo sistema che confonde immagine e realtà. Niente è offensivo in sé, sono le persone che si offendono. Certo, poi, se i paragoni si fanno con gli illustri predecessori (Baggio, Mancini, Totti, Del Piero…) allora il ritratto del ragazzo, che è giunto alle trenta primavere senza togliersi soddisfazioni particolari in termini di trofei, si fa impietoso. “Lo stesso repertorio tecnico di Insigne – si legge sul quotidiano – è un santuario del delpierismo, a cominciare dall’ormai proverbiale tiraggiro autisticamente ripetuto da Lorenzinho decine di volte a stagione, in omaggio al suo idolo da bambino. La sua carriera ad alti livelli è una collezione di momenti splendidi ma lunghi come una storia su Instagram”. Certo, in ogni torneo c’è un estroso che il commissario tecnico di turno vede poco. Qualcuno che la piazza vorrebbe vedere titolare e invece parte dalla panchina o viene clamorosamente escluso. Qualcuno che viene invocato per aggiungere brio e scardinare la situazione. Il ruolo di “incompreso” non ce l’ha Lorenzo Insigne da Frattamaggiore. Non l’ha mai avuto nel suo percorso azzurro sotto la gestione Mancini. E invece viene descritto come “un trentenne che non incide mai, che non ha mai inciso e dal quale ormai nessuno si aspetta più nulla, tanto che in quest’immediata vigilia di Italia- Austria di Insigne (l’unico numero 10 della storia delle grandi Nazionali italiane che non sia mai stato sottoposto a una logorante concorrenza interna) quasi non si parla, oscurato da Jorginho, da Bonucci, da Immobile, persino da Locatelli.” Sembra “scontato” Insigne, nel suo estro alternato, nel suo talento mai (totalmente) svelato. Certo, ci sono tante verità. Ma non bisogna mai dimenticare che questo ragazzo classe 1991 da piccolino si svegliava all’alba, prima di scuola, e andava a vendere vestiti al mercatino di Fratta. Così poteva comprarsi parastinchi e scarpini, per poter giocare in condizioni migliori e provare a diventare calciatore. Chi si offende è fetente, si dice dalle nostre parti. “Ma se c’è un momento grazie al quale puoi prendere quest’articolo, appallottolarlo, giocarci a basket col cestino dei rifiuti e consigliare all’autore un uso più consono della penna e della carta, quel momento è proprio questo”, conclude il pezzo di Pastore dedicato all'”interrotto” Insigne. Ebbene, Lorenzo sta entrando in una fase decisiva della sua carriera, è chiaro. Non si è montato la testa quando sembrava prossimo ad esplodere, non si è depresso quando ha vissuto dei cali. La sua sensibilità si è palesata in sorrisi profondi e lacrime amare, la speranza è che possono ora prendere la forma di un buon auspicio, di terra annaffiata per diventare fertile. Magari a partire dalla competizione continentale in corso…

Andrea Fiorentino

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